Le pagine di cronaca dei giorni scorsi hanno riportato ancora una volta episodi di alberi spezzati, crollati, precipitati al suolo o sulle auto. Solo la benedetta provvidenza ha evitato che potesse accadere il peggio, ma in una sorta di trama in stile Final Destination, serie di film sconsigliati ai deboli di cuore o ai facilmente impressionabili, non sempre il protagonista alla fine si salva. Anzi, a volte il destino si accanisce. Nel solito gioco dello scarica barile, si dà sempre la colpa al fato e alle straordinarie condizioni meteorologiche avverse.

Le cose però non stanno così. “In Italia muoiono circa 8mila persone all’anno per incidenti domestici che magari non immagineremmo mai, e per questo abbassiamo la soglia di attenzione. Non dobbiamo avere paura degli alberi, dobbiamo però sapere che la loro presenza può determinare un rischio, sebbene molto basso”. Francesco Ferrini, docente di Alboricoltura all’Università di Firenze, non ha dubbi e lo dice apertamente, intervenendo al Museo Civico in occasione del convegno “Verde urbano per Bari 2019” organizzato dal comitato BariNasce.

“È necessario investire molti più soldi nella manutenzione del verde urbano, si tratta di una risorsa fondamentale per la nostra vita, ma spendiamo troppo poco e spesso anche male. Tagliamo alberi solo perché rappresentano un costo, ma non pensiamo ai benefici. Ricerche hanno dimostrato che la presenza di verde riduce moltissimo i problemi legati alla depressione. Spendiamo 14 miliardi di euro in farmaci. Basterebbe destinare una piccola percentuale di questa cifra ad aumentare il verde delle nostre città per ridurre la spesa sanitaria”.

Il tema, naturalmente, interessa anche la politica. Il consigliere comunale di opposizione Giuseppe Carrieri ha la situazione di Bari ben chiara: “Siamo tra le città italiane ed europee con meno verde urbano per abitante, non esiste un regolamento per il verde urbano, non c’è un piano generale del verde e non esiste un censimento degli alberi. Il benessere dei cittadini dipende anche da questo”.

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