Pasta al forno e bistecca, doppia porzione per Francesco Papappicco, andato ieri davanti al Collegio arbitrale della Regione Puglia che dovrà decidere del primo procedimento disciplinare a suo carico (allegato 1). I due medici in catene interrompono lo sciopero della fame, ma hanno ancora fame e sete di giustizia, quella che ancora manca nella storiaccia in cui loro malgrado sono rimasti coinvolti il medico della postazione del 118 di Gravina, Francesco Papappicco e la dottoressa Francesca Mangiatordi, in servizio al pronto soccorso dell’ospedale della Murgia. Strutture entrambe dirette da Antonio Dibello, uno dei principali accusatori, che in nessuna sede ha voluto ammettere si sia trattato di un chiarro complotto.

Il giorno dopo la straordinaria dimostrazione di solidarietà ai due medici, con la partecipazione di centinaia e centinaia di persone al corteo organizzato in loro sostegno, il medico del 118 si è presentato (allegato 2) alle 15.30 davanti al Collegio arbitrale che dovrà decidere se punirlo oppure assolverlo per i fatti contestati: i soccorsi a Domi Martimucci, il 26enne di Altamura morto senza avere alcuna colpa la sera tra il 4 e il 5 marzo scorsi in seguito all’attentato alla sala giochi Green Table. Un faccia a faccia lampo. Tre minuti, giusto il tempo impiegato dalla ormai inseparabile collega Mangiatordi per leggere mezza pagina del libro che aveva portato con sé per ammazzare l’attesa. Attesa per niente estenuante. Papappicco ha presentato le sue controdeduzioni (allegato 3), partendo da alcuni dati di fatto, compresa l’assoluzione (allegato 4) del secondo procedimento disciplinare di cui è stato oggetto (allegato 5).

Il Collegio era composto da tre avvocati, tre medici e un segretario. A capo l’avvocato Dinnella. Tra i medici anche Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei medici e Fimmg e Ludovico Abaticchio, dello SMI. I fogli del verbale di audizione sono rimasti praticamente in bianco. Il presidente ha chiesto: “Dottore, vorrebbe riferirci qualcosa circa quella notte della bomba? O quello che ritiene saliente? Ha portato con sé un difensore o un referente del sindacato?” La risposta di Papappicco è stata più o meno questa: “Signori, il vostro prezioso lavoro vi fa guadagnare il pane per giudicare i medici; il mio è fare il medico d’emergenza per cercare di salvare vite umane. Sono al tredicesimo giorno di sciopero della fame per fatti ormai noti, che hanno fatto il giro d’Italia e stasera ho da ottemperare ai miei impegni lavorativi con la notte ad Altamura, per cui non vi farò perdere tempo prezioso. Nessuna dichiarazione, vi allego un plico di memorie e controdeduzioni dal quale potrete attingere per la sentenza. Buon lavoro”.

Come abbiamo scritto altre volte si tratta di procedimenti disciplinari pieni di vizi, tardivi e inconsistenti, soprattutto perché a ritardare i soccorsi non sono certo stati Papappicco e Mangiatordi. Quest’ultima accusata, poi “censurata“, per aver denunciato in più occasioni al suo responsabile, Antonio Dibello, le inadempienze del pronto soccorso in cui lavora, soprattutto in merito alla sala rossa e al triage. Ciò che resta da chiarire, infatti, sono i tempi delle cure a Domi Martimucci, lo ricordiamo, il ragazzo nelle condizioni più gravi. Assodato che le prime fondamentali cure fornite da Papappicco al giovane, compreso il trasporto all’ospedale della Murgia, sono durate appena 26 minuti, resta da capire cosa sia successo subito dopo.

Dai verbali del pronto soccorso, infatti, emergono dati inquietanti su cui nessuno si è ancora opportunamente soffermato. Martimucci è stato “accettato” 25 minuti dopo l’arrivo in ospedale, mentre è stato sottoposto alla prima tac solo 91 minuti dopo, prima di essere in ogni caso trasferito in rianimazione al Policlinico di Bari, pur essendoci un reparto di Rianimazione anche all’ospedale della Murgia.

Alla luce di quanto abbiamo raccontato e documentato finora, con la speranza di poter affamarci di ciò che resta della giustizia, ci associamo alle richieste della gente in corteo per le strade di Altamura domenica mattina. Centinaia e centinaia di persone chiedono risposte veloci, ma soprattutto che i procedimenti a carico dei due medici vengano annullati. Intanto su Facebook il gruppo #noiduecimettiamolafaccia ha raggiunto più di 5.300 iscritti. Il divario tra la politica, le istituzioni e la gente comune (utenti, elettori, rappresentanti della società civile) sta diventando sempre più preoccupante. Non sono colpevoli di nulla. Non lo possono fare collegi arbitrali o altri uffici competenti. Ci vuole un intervento politico, in cui si ammetta finalmente che si è trattato di un ingiusto accanimento.

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