Disposti a tutto perché non hanno più niente da perdere, aspettando che la Urba – la società romana che si è aggiudicata la gara europea per la custodia e gudiania del Petruzzelli – entro venerdì dica cosa ha deciso di fare. È la storia di povertà e dignità violata dei 13 custodi del teatro Petruzzelli. Seicento euro netti in busta paga per 173 ore al mese. Guadagnano 3,90 euro netti a ora. La nuova azienda li ha inquadrati nel settore fiduciario. Quella precedente, la Sama Agency (affidataria diretta del servizio da febbraio a luglio, terza nel bando europeo) li pagava 8,13 euro netti ora, perché inquadrati nel settore terziario.

Storie di degrado professionale e umano, sotto gli occhi disattenti delle istituizioni. Figli da mantenere, bollette e mutui da pagare, come chiunque altro, ma senza averne la possibilità come succedeva in passato. Qualcuno di loro ha avuto problemi con la giustizia, ma hanno scelto di rigare dritto e sono i più puntuali, i più disponibili, i più scrupolosi. «Non voglio tornare in carcere, ho sbagliato e ho pagato, ma devo pur mangiare. Rivoglio solo la mia vita», dice uno di loro sbattendo i pugli sul muro.

Ieri, nella sede della Fondazione, i vertici dell’ente ancora senza un Cda, l’azienda e i sindacati si sono riuniti per un faccia a faccia durato alcune ore, durante le quali si sono vissuti attimi di panico.  «Chiedo scusa, ma non ci stiamo più con la testa. Sono arrivato al punto di non poter dare da mangiare ai miei figli. Ho costretto il più grande ad andare a lavorare. Non è giusto», spiega uno dei più esagitati.

Quella dei 13 custodi del Petruzzelli, della Sala Murat, del Museo Civico e del Fortino Sant’Antonio è anche una storia di abusi e diritti calpaestati, di accordi poco chiari e rapporti tutti ricotruire (su questo stiamo lavorando ndr), come poco chiara continua a essere la gestione in questo momento di transizione, lo è stata con il Commissario, ma anche nel periodo che ha preceduto la bufera.

I sindacati (Filcams Cgil e Uil Tucs), che  parlano addiritura di «appalto con gravi errori», continueranno a stare seduti al tavolo per non far saltare la trattativa, ma già annunciano di voler capire insieme al Cda se sarà possibile rifare la gara con cifre più eque. La vicenda, della quale ci occuperemo più approfonditamente in seguito, parte da lontano, quando i 13 custodi erano assunti direttamente dalla Fondazione. Poi, il passaggio alla Sama Agency, senza che fosse prevista la clausola di salvaguardia. La “distrazione” (dolosa?) è finita in Tribunale, ma in Italia i tempi della giustizia non coincidono con le esigenze umane. Su quell’affidamento diretto del servizio indaga la Procura della Repubblica. È intervenuta anche la Commissione Trasparenza del Comune di Bari e in molti aspettano il verbale di aggiudicazione. A Luglio la gara europea e il crollo salariale. Eppure, Sama percepiva 11,50 euro l’ora per lavoratore, praticamente come la Urbe (11,49 euro a ora per lavoratore). Può un centesimo, solo un centesimo, essere così determinante.

Come faceva Sama a gestire il servizio precedentemente? Le erano forse garantiti altri incarichi, altre entrate? A detta dei sindacati «l’anomalia è nel passato». E allora si scavi per fare chiarezza, ma soprattutto si restituisca dignità a queste 13 famiglie sull’orlo di una crisi di nervi, perché sul calendario per loro è già fine mese e il mese non è ancora inziato.

Nel video le voci dei lavoratori e dei sindacalisti coinvolti in questa trattativa.

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