Assumere subito nella Sanità Service i quattro dipendenti delle postazioni del 118 già pagati dalle Asl tramite le associazioni di volontariato. La notizia – appresa da fonti assolutamente attendibili – non è stata nè confermata nè smentita. L’assessore regionale alla Sanità, Elena Gentile, vuole realmente riformare il malconcio 118 pugliese. E’ chiaro, si tratterebbe di un “primo mattone” – così è stato definito – ma da qualche parte bisogna pur cominciare. In Regione c’è fermento, soprattutto in considerazione dei limiti imposti dal Piano di rientro sul numero di assunzioni che possono essere fatte tramite la Sanità Service. La questione è al vaglio dell’avvocatura regionale, alla quale è stato assegnato il compito di capire in che maniera si può procedere.

Si tratta solo di una delle ipotesi sul tavolo della Gentile, ma in questo momento sembra la più accreditata. Ma quali saranno i criteri? Non è detto che le assunzioni siano automatiche. Prima del via libera ogni singola posizione dovrebbe essere passata al setaccio. Del resto, le anomalie scoperte con le nostre inchieste sono decine, al punto da essere stati minacciati di morte.

E gli altri lavoratori, erroneamente considerati volontari? Non essendo assunti dovrebbero essere costretti a un ulteriore passaggio: la costituzione di apposite cooperative. Anche questa soluzione è embrionale. Ciò che è certo a questo punto della battaglia per restituire dignità al sistema di emergenza-urgenza, al centro di un polverone senza precedenti, è che si sta seriamente pensando di internalizzare.

Intanto, dopo le sconvolgenti dichiarazioni sul sistema 118 pugliese pubblicate nei giorni scorsi dal nostro giornale, medici, infermieri e volontari starebbero preparando una querela contro ignoti. Nel caso in cui un magistrato dovesse chiederci conto di quei video – in considerazione di quanto sta accadendo – non potremmo far altro che collaborare.

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