Mi è stato chiesto da qualche masochista che ascolta questi miei interventi di dire qualcosa sullo Ius Soli e più genericamente sul fenomeno dell’immigrazione. Ho dovuto rispondere che non me la sento di intervenire su argomenti nei quali la quantità di disinformazione è tale da rimanere soffocati e impotenti nel tentativo di ricondurre il tema su dati veri e concreti. Per essere educato e far vedere che ho studiato, preferisco rispondere che mi trovo in una situazione di dissonanza cognitiva. Che è una maniera più educata per dire che la quantità di informazioni che possediamo sono così fasulle e radicate da rendere difficile recepire dati che hanno bisogno di demolire tutto l’impianto cognitivo al quale abbiamo creduto. Cominciamo con un intervento di pulizia lessicale, evitando di usare i termini e espressioni come: “Invasione, aiutiamoli a casa loro, i nostri emigrati erano diversi, tolgono il lavoro agli italiani, non possiamo accoglierli tutti, buonismo, migranti politici e migranti economici etc…”
In Libano su 4 milioni di abitanti 1 milione sono profughi dalla Siria. Ci sono sì problemi, ma non parlano di invasione.

Cerchiamo quindi di dire ciò che non viene detto, ma che per me e’ molto più grave. Qualcosa che dovrebbe preoccuparci di più e che, per questo, dovrebbe essere al centro di quelle infami trasmissioni del pomeriggio, ponendoci quella che dovrebbe essere la madre di tutte le domande da rivolgere ai nostri rappresentanti politici: Quanti sono gli italiani che emigrano all’estero e perché? Chi sono? A quali categorie sociali appartengono? Torneranno in Italia? Perché vanno via dall’Italia? Cominciamo con il primo dato sorpresa: la quantità di emigranti italiani all’estero è di 5 milioni, la stessa quantità di immigrati in Italia: 5 milioni.
La spesa pubblica per gli immigrati è di 14,7 miliardi di euro. Le entrate per tasse e contributi pagati dagli immigrati è di 16,9 miliardi di euro. Un saldo favorevole per le casse italiane di 2,2 Miliardi di euro. Nel 2015 gli immigrati hanno versato 10,9 miliardi alla previdenza pubblica della quale non sono ancora beneficiari, ma servono a pagare una buona percentuale di pensioni agli italiani. Ma questo dato continua ad essere meno importante della questione emigrazione degli italiani.

Emigranti italiani sono per esempio quella povera coppia di fidanzati morti nell’incendio di Londra. Migranti politici o migranti economici. Che sottile stupida differenza. Come se non fossero le scelte politiche a creare le situazioni economiche. Sono le scelte politiche della nostra classe dirigente a creare il depauperamento industriale dell’Italia. Chi vuole informarsi sulle migrazioni può informarsi su una quantità di dati e di rilievi sistematici della Fondazione Leone Moressa, quella che ho trovato più facile da consultare, ma ci sono altre fonti attendibili. Se poi qualcuno decide che preferisce informarsi sulle dichiarazioni di gente come Matteo Salvini, allora vorrei ricordare alcune cose. Ad esempio che il signor Salvini è in politica da 20 anni. Ricordiamo le sue campagne contro i meridionali, avevano la stessa qualità di argomentazione di quelle contro gli immigrati stranieri. Capisco il diritto di non essere informato su questi argomenti, ma l’utilizzo della memoria non richiede particolare impegno. Inoltre Salvini, non è un pinco pallino qualunque, bensì membro del Parlamento Europeo. Quell’Europa dalla quale dovremmo uscire come si esce dal Bar, lui la frequenta da decenni e viene regolarmente pagato, anzi mi correggo non la frequenta molto spess,o tant’è vero che per le sue sistematiche assenze, è stato pubblicamente definito in italiano fannullone da un componente straniero della sua stessa commissione.

Ma torniamo a noi ed alle migrazioni. La quantità di spazio che viene dato ai dibattiti televisivi è notevole, è un tema caldo ed i partiti cercano di cavalcarlo, ma la qualità degli interventi è cosi scadente che personalmente mi rifiuto di assistere. Nessuno parla dell’altro vero e drammatico fenomeno che dovrebbe allarmarci molto di più, e del quale non si parla, e qui mi riferisco agli italiani che emigrano. Gli italiani all’estero sono 5 milioni, quanto gli immigrati in Italia. Il nostro paese, grazie alle politiche della classe dirigente che ci governa, è diventato un paese periferico. Nella precedente trasmissione ho parlato della crociera del Britannia del 1992 come riferimento per l’inizio dello smantellamento dell’apparato industriale pubblico e privato dell’Italia. Sono rimaste 4 milioni di piccole e medie aziende delle quali solo 500 mila chiudono in utile; le altre cercano di sopravvivere in attesa che le condizioni cambino. Perché allora questo flusso di migranti in Italia? Perché siamo il molo nel Mediterraneo, noi siamo nel mezzo del Mediterraneo e la nostra classe politica della qualità di Salvini ha sottoscritto l’accordo di Dublino, secondo cui lo stato per primo accoglie l’immigrato deve farsi carico delle procedure di riconoscimento e procedere oltre all’identificazione anche all’istruttoria di riconoscimento dello stato di immigrato.

Per cui gente che ha trovato davanti a sé lo stivale italiano e che voleva andare in Germania, in Francia in Svezia si trova per lunghi periodi in Italia in strutture ed in procedure della cui gestione ne abbiamo avuto abbondanti notizie. Gli accordi di Dublino non ci sono piovuti dal cielo, li ha sottoscritti la nostra classe politica alla quale manca cognizione geografica. Bisognava farle guardare una mappa del Mediterraneo, indicare col ditino dove si trova l’Italia e poi un pò di cognizioni politiche sulle vicende dell’Africa mediterranea e subsahariana. Magari avvertirli che dalla collaborazione al bombardamento della Libia avremmo avuto solo svantaggi. Non siamo più il maggiore partner economico della Libia, che essendo un paese con un alto tenore di vita, molto più alto di molte città europee, vi lavoravano 3 milioni di lavoratori stranieri. Forse bisognava prevedere che sotto i bombardamenti avrebbero perso il lavoro e lo avrebbero cercato in altre nazioni del Mediterraneo. E cercando nel Mediterraneo avrebbero incontrato il molo dell’Italia che sta in mezzo al mediterraneo. Mentre intanto continua l’impoverimento programmato dell’Italia. Sempre nella precedente trasmissione alla crociera sul Britannia del 1992 ho attribuito l’inizio del depauperamento industriale dell’Italia. Facciamo un elenco, non esaustivo, di quanto è stato sottratto alla collettività e all’imprenditoria italiana. Potremmo cominciare dalle banche, e più nello specifico dalla  Banca d’Italia, che ora appartiene a 50 banche private. Così come è privata la gestione della Banca Europea (BEI).

Ma anche le banche pubbliche italiane sono diventate private: BNL, Banco di Napoli, Credito Italiano,Banco di Sicilia, Banca Commerciale Italiana. Anche il territorio italiano è in svendita: Edificio della Zecca (Roma); Isole della Laguna Veneta;Palazzo Corrier ( Venezia); Casina Valadier ( Roma); Montagne delle Tofane; Isola di Montecristo, Cortina d’Ampezzo; Monte Cristallo . Per quanto riguarda invece il lusso e l’abbigliamento, hanno ancora i nomi italiani seppue non appartengono ad imprenditori di casa nostra: Sergio Tacchini; Loro Piana; Bottega Veneta; Frau; Valentino; Gucci; Safilo; Ferrè; Mandarina Duck; Dodo; Bulgari; Rinascente. Anche il settore dell’energia, dei trasporti e le industre di base sono in svendita: Omnitel; Telecom; Snam, Ansaldo; Fiat Ferroviaria; Indesit; Italcementi; Alitalia ; Ceramica Dolomiti. Un elenco incompleto che dovrebbe essere analizzato e conosciuto dai nostri rappresentanti politici meglio di quanto lo conosca io. Ma finché parleremo solo di Ius Soli, di immigrazione, di vaccini, nessuno chiederà loro che fine hanno fatto le industrie italiane e da dove dovrebbe nascere la ripresa economica italiana.

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1 COMMENTO

  1. Lo studente Jan Palach, il 16 gennaio 1969 si diede fuoco nella piazza di S. Venceslao a Praga. La notizia fece il giro del mondo e al suo funerale parteciparono 600 mila persone.
    Una donna torinese licenziata, si da fuoco negli uffici dell’Inps. La notizia fa il giro dei rotocalchi televisivi italiani ed è dimenticata dopo qualche giorno.
    L’accostamento non è improbabile, considerando che il valore della vita è intrinsecamente uguale per ogni essere umano. Quello che fa la differenza è il valore attribuito al bene sottratto: la libertà nel primo caso, il lavoro nel secondo; il gesto quale protesta “offensiva” di Jan Palach, il gesto quale protesta “oppressiva” della donna; Jan si diede fuoco per bruciare i nemici, capace di sacrificarsi per la libertà degli altri; la donna si da fuoco per bruciare se stessa, nella impossibilità di trovare una soluzione.
    Sono cambiati i tempi, i valori e gli ideali sopratutto, ma i morti stanno sempre dalla stessa parte. Dall’altra parte, invece, il governo è cieco sui suicidi per mancanza di lavoro, dissimula le cause delle aumentate violenze in famiglia. Il caso della donna licenziata che si da fuoco, è solo l’ultimo indicatore, in ordine cronologico, delle condizioni reali del Paese, della disperazione di un popolo, di uomini e donne, giovani e meno giovani. E allora… che si parli di ius soli, di sistemi elettorali e, magari, di pallone!

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