Per qualche ora Ferdinando Napoli e Andrea Raddrizzani sono sembrati i salvatori della patria, gli imprenditori che avrebbero evitato alla Fc Bari di fallire. Oggi, con una lunga lettera su Facebook, Napoli ha spiegato perché lui e Raddrizzani gettano completamente la spugna senza neppure provare ad acquisire il titolo sportivo, ancora per qualche ora, nelle mani del Sindaco. Di seguito le ragioni della decisione:

«Più volte nella vita mi sono trovato nel famoso paradosso di Einstein secondo cui una cosa rimane impossibile finché arriva uno che non lo sa e, non dando per scontato che sia impossibile, prova a farla e ci riesce. E quella cosa diventa possibile. Motivo per cui un mese fa, dopo l’ennesima delusione calcistica barese intercettati un paio di segni del destino di quelli che dici “si può fare!” mi avventuravo, con il partner giusto per le ambizioni di Bari, a cercare di negoziare dall’allora “patron” una possibile partecipazione al futuro progetto di rilancio della squadra».

«Quello che è accaduto poi è ormai una storia riportata dalla stampa, l’assenza di risposte dall’allora proprietà, la mancata ricapitalizzazione , ecc. ecc. Dal giorno successivo alla mancata ricapitalizzazione, a testa bassa e senza rilasciare alcuna intervista (non troverete alcun virgolettato mio o del partner da più di una settimana, quello che la stampa ha scritto è frutto di uno storytelling auto-alimentatosi a catena), io e il mio partner ci siamo messi a lavorare al progetto di rilancio dalla serie D».

«Un progetto ambizioso e di respiro internazionale che prevede investimenti sul settore giovanile, squadra femminile e persino e-sports. Un progetto che apre all’azionariato popolare/crowdfunding per realizzare il centro sportivo di proprietà, il museo sportivo del Bari calcio e, in una fase successiva, lo stadio di proprietà. Un organigramma fatto di persone serie ed affidabili tutte in linea con etica e valori che raramente, mi dicono, si vedono nell’ambiente calcistico. In questi giorni un sacco di amici e parenti mi hanno detto “ma chi te lo fa fare?”, “ma ti rendi conto in che tipo di guaio ti vai a mettere?”, “una squadra di calcio??”».

«Più sentivo queste voci e più mi chiedevo come sia possibile che l’oggetto di tanto amore e passione, quella squadra in cui tutti i nostri figli hanno la massima ambizione un giorno di giocare, quel simbolo che porta un sindaco e 5.000 persone in uno stadio a commuoversi come se fosse venuto meno un caro familiare, come sia possibile che venga dato per scontato essere oggetto di malaffare? Possibile che tutti noi dobbiamo dare per scontato che la squadra per cui tifiamo debba essere gestita da volponi con il pelo sullo stomaco che “chissà da dove provengono i soldi che ci ha messo’ e “chissà perché lo fa e da dove ci guadagna? In questi giorni, concentrato sul nostro progetto, non ho avuto tempo e modo di approfondire quello delle altre “cordate” anche perché non ho mai vissuto questa fase dell’assegnazione del titolo come una gara. Piuttosto come un concorso in cui sei sicuro che la posta in gara sia talmente importante che tutti i concorrenti faranno il massimo e del loro meglio per ottenerla».

«Per questo provo e invito tutti ad avere il massimo rispetto per chi in questi giorni ci sta mettendo faccia, soldi ed energie. Magari non saranno le soluzioni ideali che tutti noi avremmo desiderato, ma sono persone che stanno comunque fornendo delle alternative. Perché quello di cui mi sono reso conto in questa avventura è che non esistono magnati russi o facoltosi sceicchi che non vedono l’ora di sperperare milioni di euro per regalarci la Champions League. Come tifosi dobbiamo essere più realisti e più pazienti e dobbiamo capire che fenomeni virtuosi come Atalanta, Sassuolo, Udinese si costruiscono dal basso con una programmazione a medio-lungo termine in cui il tifoso prima ancora che tifare per la squadra di calcio deve tifare per la srl che la conduce. Perché il calcio moderno è questo e gli innumerevoli posti vacanti lasciati nei campionati di B, C e D dai fallimenti delle società di calcio ce lo stanno facendo capire bene».

«lo non ho deciso di fare l’imprenditore sportivo “a prescindere”. lo per passione e per “fiuto” ho cominciato un’avventura che ruotava attorno ad un progetto che era quello per cui io avrei tifato con tutte le mie forze. Quel progetto però dipendeva dalla credibilità e dal supporto finanziario del partner che avevo individuato. Il mio gruppo da solo non ha né il know-how di direzione sportiva né tutte le capacità finanziarie che la piazza di Bari meriterebbe. Il mio ruolo fin dall’inizio è stato quello di catalizzare energie, interessi e progettualità in virtù della credibilità che il mio gruppo, Edilportale, si è costruito in questi anni. Diciotto anni in cui, partiti dal nulla o poco più del tessuto imprenditoriale barese, abbiamo costruito un’azienda solida, moderna, profittevole e di respiro internazionale. Quello che avrei voluto costruire per il Bari».

«Ho provato in tutti i modi in queste ultime ore a cercare di convincere il partner che ne valeva la pena, che a tanti oneri sarebbero corrisposti altrettanti onori, l’ho obbligato a vedersi il film della “Magnifica stagione fallimentare”, gli ho inoltrato le migliaia di messaggi di tifosi che ho ricevuto in questi giorni come sostegno alla nostra possibile cordata, ho lavorato io stesso insieme a Nicola Legrottaglie (grande uomo e grande professionista) su organigramma e accordi che garantissero ricavi quali sponsorizzazioni e copertura televisiva».

«Purtroppo per noi, il partner che avevo individuato ha deciso di non proseguire con la presentazione del progetto al Sindaco. Si è probabilmente reso conto che la piazza di Bari merita tanto impegno e serietà e non se l’è sentita di distrarre le attenzioni che avremmo meritato, dal suo impegno attuale con un’altra squadra in cui ha già investito tanto e con le altre attività del suo gruppo».

«Molti mi chiedono di procedere da soli, anche senza loro, ma questo non sarebbe credibile, io stesso come tifoso del Bari non tiferei per una soluzione in cui non è garantita la gestione sportiva con uno staff di esperienza e un supporto finanziario di lungo respiro».

«Devo fermarmi qui, è stata una esperienza che mi ha insegnato molto, chiedo scusa alla mia famiglia, ai miei amici e alla mia azienda cui ho sottratto fin troppo tempo in questi giorni. Ringrazio tutti gli sconosciuti che mi hanno mandato messaggi di sostegno e ringrazio in modo particolare il sindaco Antonio De Caro che sta facendo l’impossibile per cercare la migliore soluzione possibile. Siamo in buone mani e sono certo che saprà affidare il nostro amato Bari nelle migliori mani. Forza Bari. Sempre e comunque».