Contraffazione, maxi sequestro al quartiere Carrassi

Si torna dunque a parlare del problema del traffico di prodotti illegali provenienti dal mercato cinese. Per arginare il fenomeno non sembra servire neanche l’obbligo europeo di marcare varie tipologie di prodotti col marchio della Comunità Europea “CE”.

Nel caso sopra citato, il titolare del negozio aveva semplicemente attaccato un’etichetta che riproduceva il simbolo, peraltro aggirato alla fonte con la nascita della targa “CE” che sta per Chinese Export. Un intelligente stratagemma per invadere indisturbati il mercato, non solo italiano ma anche europeo, di prodotti contraffatti.

I casi di sequestri di ingenti quantità di merce potenzialmente pericolosa per i consumatori sono quasi all’ordine del giorno. Basti pensare all’operazione “Chinasan” della Guardia di Finanza, che lo scorso agosto ha permesso di bloccare all’aeroporto “Karol Wojtyla” di Palese una donna cinese che portava con sé 1.100 confezioni di medicinali contraffatti: inutile dire che la corriera, per così dire, è stata poi denunciata.

Per non parlare del caso dei giocattoli fatti con proiettili: gli uomini delle Fiamme Gialle di Siena ad aprile hanno infatti sequestrato oggetti d’arredamento, carri armati, cannoni e modellini di aerei per bambini, fabbricati con materiale a costo zero riciclato dai depositi militari della Repubblica Popolare. La Guardia di Finanza in quel caso ha messo in luce come «ogni componente di cui era composto l’oggetto era perfettamente riutilizzabile», sia il commerciante che il suo fornitore di origine cinese sono stati denunciati.

 

Angelo Fischetti

Ore contate per gli stipendi arretrati, rischio penalizzazione: timore tra i tifosi

Il monte ingaggi si aggira intorno agli 8 milioni di euro da liquidare in meno di 48 ore: l’unica soluzione per evitare l’onta della penalizzazione è richiedere la cospiqua somma di danaro alle banche locali. La Banca Apulia, che nello scorso campionato aiutò il club del capoluogo pugliese a pagare la cifra stabilita, non ha accettato di sovvenzionare il debito economico.

L’unica speranza sembrerebbe essere la Banca Popolare di Bari, sponsor ufficiale del club, che non ha ancora però comunicato un’intesa di massima con il passare delle ore. Non sono servite a ripianare le finanze biancorosse le numerose cessioni del calcio mercato estivo, con gli addii di Gillet, Gazzi, Andrea Masiello, Codrea, Alvarez, Glik, Parisi, Galasso, Almiron, Barreto, Bentivoglio, Belmonte, Rudolf, Romero, Raggi, Okaka, Huseklepp, Marco Rossi e Ghezzal per un totale di 14 milioni di euro.

Rabbia e frustrazione tra i tifosi biancorossi, ormai rassegnati a dover prendere atto dell’ennesimo “caso” burocratico, molto distante del calcio giocato. La sensazione comune è che comunque il debito sarà appianato, anche se si sospetta che il ds Guido Angelozzi venderà gli ultimi pezzi pregiati della rosa durante la sessione di calcio mercato invernale per rimpolpare definitivamente le casse della società di via Torrebella.

Nel recente passato, sono stati numerosi i club che hanno dovuto fare i conti con la Commissione disciplinare per il ritardo dei pagamenti degli stipendi o dei contributi IRPEF. Ultimi in ordine di tempo il caso Ravenna, che è stato declassato di un punto in classifica e del Bologna Calcio, che durante lo scorso campionato di serie A fu penalizzato di un punto.

Sentimenti contrastanti animano i supporters biancorossi: speranza e preoccupazione, con la volontà comune di andare avanti, nonostante gli ostacoli.

 

Daniele Leuzzi

Tagli ai trasporti pubblici, Minervini: «Meno treni per colpa del Governo»

Anche per quest’anno, il quadro finanziario risulta problematico, infatti, fino ad oggi sono stati erogati a Rfi solo 12 milioni di euro, del costo totale. E già la società ferroviaria minaccia di chiedere gli interessi sulla mora. La situazione è generalizzata in tutta Italia e all’ultima Conferenza Stato-Regioni, il ministro dell’Economia Tremonti ha chiesto tempo per verificare le risorse. Ma Minervini riferisce che il credito pugliese si sta consumando e chiede al Governo rassicurazioni, anche in merito a alla certezza delle risorse di quest’anno:

«Certezza che era stata assicurata e che sta invece venendo meno – e aggiunge – Questa irresponsabile tendenza del Governo a non rispettare i patti sta già producendo degli effetti e delle conseguenze sui cittadini».

L’alternativa è quella di restituire al Ministero dei Trasporti i contratti regionali con Trenitalia, in quanto esiste l’impossibilità reale di garantire il servizio di trasporto pubblico. Intanto, un nuovo assetto dei trasporti potrà già verificarsi dal prossimo primo ottobre. Con Trenitalia, infatti, la Regione sta concordando una nuova organizzazione delle movimentazioni. Sarà sperimentata una riduzione delle corse dove c’è minor richiesta, a cominciare sulle linee Gioia-Rocchetta e Canosa-Spinazzola e una conversione delle linee su ferro in servizi su gomma che costano tre volte meno. Ma autobus invece di treni e soppressione delle corse potrebbero non bastare e se il Governo non darà risposte, si dovrà ipotizzare l’aumento dei biglietti.

Il crollo del servizio ferroviario provocherebbe danni più seri che la semplice difficoltà negli spostamenti. Oltre che la riduzione delle corse e l’aumento delle tariffe, bisognerà fare i conti anche con l’inadempienza della Regione ai doveri contrattuali con Trenitalia, che potrebbe spingere l’azienda a chiedere i danni all’amministrazione, l’esubero dei dipendenti delle ferrovie e l’aumento del traffico e le spese a esso collegate.

Legambiente, preoccupata per la situazione ferroviaria e l’impatto ambientale che porterebbe un eventuale aumento del traffico, ha lanciato un appello alle istituzioni affinché, con un rialzo dei costi della benzina di tre centesimi a litro, che assicurerebbe un’entrata annua di 1,3 miliardi di euro, coprano i tagli alle Regioni e garantiscano un’erogazione efficiente dei servizi ferroviari.

Minervini non è d’accordo con un rialzo dei prezzi dei carburanti, anche perché la soluzione ci sarebbe. Riferisce che era stata già proposta lo scorso anno, un’alternativa per compensare i trasferimenti mancanti che intervenisse sui costi della benzina, ma non alzandone il prezzo, bensì servendosi di un decreto attuativo del federalismo fiscale che permettesse alle Regioni un prelievo diretto delle accise dei carburanti, che adesso finiscono nelle casse dell’Erario. Invece lo Stato, dichiara l’assessore, «si tiene le accise ed effettua il taglio. Così non va. Così è un gioco istituzionalmente scorretto al quale noi chiediamo che il Governo ponga rimedio».

Pasquale Amoruso

Cura contro il cancro, Schittulli: «Testare scientificamente il Vidatox»

«Chiederò al ministro della Salute di testare scientificamente il Vidatox», ha dichiarato Francesco Schittulli, presidente nazionale della Lega Italiana per la Lotta ai Tumori e presidente della Provincia di Bari, in previsione dell’incontro di domani con il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, al fine di promuovere la campagna contro il tumore al seno.

«Diversi pazienti ad uno stadio terminale – ha aggiunto l’oncologo – mi hanno chiesto informazioni sul Vidatox. Se funziona, è una notizia che sconvolgerà il mondo, altrimenti siamo di fronte ad un placebo, come io credo, che coltiva illusioni».

Più che una scoperta recente, in realtà, il Vidatox è la versione omeopatica (cioè dal dosaggio minore) di un altro farmaco, l’Escozul, prodotto una quindicina d’anni fa a Cuba e messo in commercio dall’azienda farmaceutica Labiofam, sita a L’Avana. Da allora, migliaia di malati provenienti da ogni parte del mondo hanno compiuto veri e propri “viaggi della speranza” verso l’isola centro-americana per reperire il farmaco miracoloso.

Gli effetti del trattamento (cinque gocce sotto la lingua per tre volte al giorno, cinque minuti prima dei pasti) hanno lasciato ben sperare sull’efficacia del medicinale: «Noto un netto miglioramento. La qualità della vita è aumentata. Riscontro una quasi completa regressione dei dolori e ciò mi consente di dormire tranquillamente» e «Mio papà ha diminuito l’assunzione di antidolorifici, dorme meglio, inizia a mangiare un po’ di più e ha ripreso un po’ di colore in viso» sono solo alcune delle testimonianza che è possibile trovare in rete.

Come riesce Escozul a fare tutto questo? Ebbene, il veleno dello scorpione, che si trova solo a Cuba e che fu scoperto dal biologo Misael Bordier nel 1980, si lega alle cellule tumorali bloccando il processo angiogenico che alimenta il tumore con le sostanze nutritive necessarie, cioè impedisce la rapida moltiplicazione delle cellule infette e riduce il dolore. Il farmaco, inoltre, potenzia il sistema immunitario, favorendo la produzione dei globuli bianchi e delle altre cellule incaricate di difendere l’immunità. Il ritorno di appetito ed energia, assieme al miglioramento della qualità della vita (decisamente più lunga) sono la naturale conseguenza dell’efficacia del medicinale.

Vidatox è ora proprietà della Pharma Matrix, società che ha sede a Tirana e presieduta da Francesco Matteucci. I malati soggetti agli effetti collaterali della chemioterapia, dunque, si recano da qualche tempo in Albania per comprare (al prezzo di 98 euro) il farmaco che in Italia non ha ancora avuto un riconoscimento scientifico ufficiale. Fino a qualche giorno fa, esso veniva venuto sottobanco proprio dal Matteucci: scoperto dalla Guardia di Finanza, l’uomo è stato denunciato a piede libero.

Alessandra Morgese

Le maestre: «No al tempo pieno senza straordinario»

La Cgil è infuriata. Questa delle maestre è la seconda vertenza inviata al comune di Bari dopo quella dei vigili urbani che condividono con le insegnanti lo stato di agitazione per i mesi di lavoro straordinario non retribuito. Le maestre hanno tirato avanti per mesi, ora basta. Le voci, i pensieri e le preoccupazioni delle maestre della scuola materna, sono le stesse e convergono nella voce di una di loro:

«Faccio questo mestiere da 16 anni con passione, non lo chiamerei neanche mestiere perché noi maestre cresciamo con i bambini, ma la crisi c’è e gli stipendi sono già bassi. Abbiamo cercato di favorire alunni e genitori, le esigenze dei piccoli e il lavoro delle famiglie, ma a noi chi ci pensa?»

Stop al tempo pieno dunque, dal 1 ottobre, le maestre saranno costrette a interrompere l’orario di lavoro alle 14.30 dopo aver prolungato il tempo fino alle 16.00, per non lasciare i genitori che lavorano senza un supporto da un giorno all’altro. Ma la questione ormai si è fatta pesante, 6 mesi senza percepire lo stipendio straordinario sono troppi e il risentimento monta anche su un’altra questione, le supplenze:

«Le nomine delle supplenti, dice una delle maestre intervistate, risultano un ingranaggio fondamentale del sistema scolastico, non è possibile privare le insegnanti della possibilità di assentarsi come non è possibile privare i bambini di una figura che sostituisca momentaneamente quella mancante ed evitare la diaspora di una classe verso altri nuclei già formati».

Il comune non ha soldi per pagare le maestre supplenti, il risultato è che nel malaugurato caso in cui un’insegnate si ammali, le classi restano “orfane” e i piccoli vengono “distribuiti” in altre classi. La protesta riguarda tutti gli asili e dal primo giorno d’ottobre, l’opposizione ai tagli del governo e all’amministrazione comunale potrebbe diventare definitiva.

Giuseppe Del Buono

Integrazione, giovedì 29 in sala Murat c’è “Interpretare il successo”

L’incontro della sala Murat e le celebrazioni della Giornata Europea del Dialogo Interculturale arrivano solo pochi giorni dopo un’altra serie di manifestazioni, volute dal Comune e dal centro interculturale di Abusuan, svoltesi giovedì e venerdì scorsi. La due giorni di balli e canti tipici africani si è tenuta all’insegna del rispetto e del principio di accoglienza del prossimo, ed è stata inoltre condita da un concerto in memoria del terremoto del 2010 abbattutosi su Haiti.

 

Angelo Fischetti

Caso Tempesta, coniugi disabili dormono in una tenda sotto il Comune

Giovanni e Giovanna Tempesta, 48 anni entrambi costretti sulla sedia a rotelle e inabili al lavoro, da 11 anni chiedono al Comune una casa popolare. La signora Giovanna racconta che tutto è cominciato con la nascita della loro figlia:

«Noi vivevamo in un monovano, a un piano terra, pieno di scarafaggi. Quando nacque la bambina, nel ‘99, sentimmo l’esigenza di avere una casa più salubre».

Così nel 2000 presentarono domanda per ottenere un alloggio. E’ a questo punto, però che sorgono i problemi. Infatti, la legge regionale n. 54 del 1984, che regola la determinazione e l’assegnazione degli alloggi pubblici, stabilisce che pensione di invalidità e indennità di accompagnamento costituiscano fonte di reddito.

I Tempesta percepiscono circa 600 euro di pensione e 800 euro di accompagnamento. Un totale di 1400 euro mensili che li colloca in una fascia di reddito troppo alta per ottenere un alloggio, ponendoli solo al 94esimo posto della graduatoria. Giovanna fa sapere che l’importo del loro assegno di accompagnamento viene riutilizzato del tutto per pagare chi li assiste, il resto basta appena a portare avanti la famiglia:«Abbiamo cercato delle alternative, ma per una casa ci hanno chiesto 900 euro mensili».

E la casa dove vivono adesso? Un appartamento in affitto in via Papa Giovanni XXIII che fino due anni fa mantenevano grazie al sussidio comunale che copriva l’80% del canone mensile. Dal 2009, il Comune ha sospeso questo sussidio e i coniugi da allora sono morosi. A maggio scorso è arrivata la notifica di sfratto che, dopo alcuni rinvii, diventerà esecutivo domani.

Il Sindaco Emiliano è irremovibile sulla casa. Fa sapere che ai Tempesta verrà offerta la somma di 13 mila euro, sufficiente a pagare l’affitto arretrato o il trasferimento in un’altra abitazione, ma il “Sindaco sceriffo” non intende in alcun modo favorire i coniugi a discapito di altre famiglie che, secondo la graduatoria, hanno maggior diritto a ottenere l’alloggio. Una graduatoria, per altro, che non è possibile alterare, dice Emiliano, pena la  commissione di reato di abuso in atti d’ufficio.

E dalla sua pagina su Facebook, aggiunge:  «La legge è questa. Punto e basta». E, a proposito di legge, ci dice l’Unione inquilini che in tutte le regioni, meno che in Puglia, l’assegno di accompagnamento è computato nel reddito familiare, come rimborso a servizi non prestati dal soggetto pubblico. La Puglia è l’unica regione a considerarlo fonte di reddito. In qualsiasi altra regione, i Tempesta sarebbero già stati nominati assegnatari.

In più, a sentire le famiglie del presidio permanente e le persone intervenute oggi al sit-in, c’è qualcosa di marcio nell’assegnazione degli alloggi. Le famiglie ancora in lista si lamentano di irregolarità nelle assegnazioni, dell’occupazione abusiva non ostacolata di alcuni alloggi e dell’attribuzione indebita a soggetti non meritevoli, per cui il sindaco non dovrebbe tanto nascondersi dietro la legge. La stessa Giovanna Tempesta denuncia anomalie nella graduatoria stilata nel 2007. La più evidente è l’elevato numero di domande presentate da persone decedute, almeno 100.

«Conservo una copia dei nominativi» dice Giovanna. La situazione non sembra risolversi, i coniugi hanno rifiutato il contributo del Comune per il saldo della mora, così come di essere ospitati nelle tende della Croce Rossa o in dormitori pubblici.

«Abbiamo bisogno di una casa per crescere nostra figlia», dice Giovanna. E proprio per la ragazza, ora la situazione si complica: vista l’impossibilità dei genitori di garantirle un alloggio, il Tribunale dei minori sta avviando le pratiche per l’affido temporaneo.

Pasquale Amoruso

Esercizi commerciali, aperture domenicali: si continuerà a seguire il calendario vigente

Ma può Bari essere annoverata nell’elenco delle città turistiche? Se l’è chiesto Nicola De Giglio, presidente regionale di Confartigianato: «Se sì – ha dichiarato – siamo costretti ad adeguarci alla norma nazionale dal 2012». In caso contrario, il calendario delle aperture domenicali potrà essere stabilito in totale autonomia come per il 2011. Egli, infatti, ritiene che, stando aperti «365 giorni l’anno, si facciano esclusivamente gli interessi della grande distribuzione, perché ha personale che si può riciclare». Questa sarebbe, invece, «un’idea folle» per la piccola e media impresa (che occupa il 97% del tessuto economico italiano), la quale «viene continuamente massacrata».

Occorre, allora, «convocare un tavolo di concertazione per affrontare una volta per sempre la valutazione sul concetto di città turistica e d’arte» per Bari, ha detto Giuseppe Margiotta, presidente di Unimpresa, in maniera tale che anche le piccole imprese (soprattutto l’artigianato locale) vengano valorizzate e rivitalizzate.

Ma, forse, come ha sottolineato anche Albore, «la priorità in Italia non è sostenere le aziende, ma le famiglie», proprio quelle che aspettano i saldi per fare spese, affollano i negozi per il primo week-end di sconti e poi non ci tornano più perché hanno finito i soldi.

Non resta che considerare il punto di vista dei commercianti baresi, spesso più danneggiati economicamente che favoriti dalle aperture domenicali stabilite dall’ordinanza sindacale: c’è da pagare il personale, la luce e, tanto per le grandi catene (Imperial, Harmont & Blaine, Antonello Serio ecc.) quanto per i privati (Mimma Ninni, Santamato, Asselta, e così via) il riscontro economico non è tale da giustificare l’apertura. Fanno eccezione le domeniche precedenti al Natale o quelle in cui sbarcano i turisti con le navi da crociera.

Angelo Bitetto, responsabile del negozio Harmont & Blaine (via Argiro) ha detto: «Noi mandiamo le e-mail a nostri clienti avvisando dell’apertura domenicale e ci salviamo. Però se dovessimo aspettare il passeggio e il cliente transitorio, assolutamente zero».

«Con la crisi che c’è, tutte queste domeniche diventano anche pesanti per chi ha l’attività e paga – ha detto una commessa – Il 90% dei commercianti baresi non paga lo straordinario. Non paga gli stipendi, figuriamoci gli straordinari». E come lei la pensa Antonio Asselta, un altro dei commercianti che la domenica sceglie di stare chiuso: «La gente ha bisogno anche di riposare. Aprono la domenica tutti i negozi che non pagano il personale».

Alessandra Morgese

 

Calcio, Bari vittorioso contro il Sassuolo: parla il bomber Marotta

In queste prime giornate, il campionato cadetto sta mostrando tutte le caratteristiche che da tempo lo contraddistinguono: un gioco molto fisico affiancato a lunghe verticalizzazioni per cercare la profondità delle punte. Il Bari è molto distante da questo modello, con la condizione fisica precaria risulta difficile reggere i ritmi della partita con il 4-3-3 voluto da Torrente, ma con il Sassuolo si sono visti i primi risultati.

Dopo alcune amnesie, la difesa è tornata a reggere gli attacchi avversari: Dos Santos e Borghese son tornati a far valere la propria forza aerea, mentre sugli esterni, Garofalo e Crescenzi hanno spinto alla ricerca del cross. Il centrocampo continua a creare qualche grattacapo, con il capitano Donati in netto recupero ma con il resto del reparto apparso parecchio disorientato.

Bogliacino fuori forma, De Falco estraneo al gioco e troppo lento e Kopunek troppo esile e poco cattivo. Il reparto offensivo rivela cose positive e altre meno: De Paula totalmente assente nel ruolo di punta centrale, quasi come Defendi apparso poco propenso al tiro in porta.

Ottima la prestazione di Rivas, che gradualmente sta facendo rivedere le caratteristiche peculiari che lo hanno reso il calciatore simbolo di diverse partite del calcio di Antonio Conte. Determinanti le sostituzioni a metà del secondo tempo: dentro Marotta e Forestieri, che hanno dato subito la scossa al match nel tentativo di riconquistare il loro posto da titolari.

L’ex attaccante campano realizza con freddezza i due rigori concessi dall’arbitro Gallione, uno su fallo di mano su tiro di Rivas, l’altro su un’azione in solitaria di Forestieri. Nel giorno della ripresa degli allenamenti, Marotta è intervenuto in conferenza stampa per parlare dei primi due gol in carriera legati alla maglia del Bari, con cui ha un contratto di 4 anni aggiuntivi:

«Ho calciato quei rigori senza pensieri. Sul secondo ero molto più tranquillo che sul primo.  Ora dobbiamo dare continuità di risultati. I tre punti ci danno morale in vista di un’altra gara importante, quella contro il Livorno. Sarà una gara che ci dirà se siamo carne o pesce. Cosa manca a questo Bari? In questo momento credo che per arrivare al gioco che vuole Torrente, ci manca la fisicità. Noi abbiamo fiducia nel lavoro del prof. Boggia e continuiamo con il lavoro».

 

Daniele Leuzzi

Ingegneria, scandalo esami: interviene il rettore

Dopo l’esplosione del caso, le polemiche divampano tra quanti sono interessati a preservare la fama dell’università barese. Ben diverso è lo stato d’animo che accomuna quasi tutti gli studenti che ogni giorno vivono quella realtà: durante un breve sondaggio, alcuni di loro hanno dichiarato come ormai si siano «rassegnati e abituati a faccende di questo genere» mentre altri si disinteressano definedola »solo spazzatura».

Entrando nel dettaglio della faccenda, si nota come le voci più insistenti siano quelle che accusano il professore, nel caso di un esame non superato, di aver accettato all’interno del proprio ufficio un secondo colloquio lontano da occhi indiscreti. Un iniziale approccio paterno e gentile che avrebbe lasciato presagire un primo tentativo di avvicinamento con le studentesse del corso di studi.

Tra i corridoi e i viali del Politecnico c’è poca voglia di parlare, tuttavia si percepisce come il fatto oggetto delle chiacchiere fosse «noto da tempo, ma il tutto veniva svolto in maniera discreta – a raccontarlo è uno studente 22enne di Ingegneria – a noi interessano poco queste tristi storie di scandali, dobbiamo continuare per la nostra strada superando questi modi di fare per il nostro bene. Il merito e lo studio devono essere alla base di tutto e non altri metodi di valutazione».

La voce ufficiale del rettore Nicola Costantino smorza i toni della questione ma non i contenuti essenziali. Il suo monito è un chiaro segnale per il docente, richiamato a svolgere gli esami pubblicamente dinanzi a una regolare commissione, invitandolo a osservare la massima correttezza e trasparenza nei rapporti con gli studenti.

«Ho appreso le notizie indirettamente – spiega Costantino – e non dalle studentesse interessate, pertanto ho ritenuto opportuno inviare al docente in questione una comunicazione informale. Se avessi, invece, ricevuto denunce circostanziate direttamente dalle ragazze – aggiunge il rettore – avrei girato la segnalazione alla Procura della Repubblica».

Nel recente passato sono stati altri i “casi” finiti sulle prime pagine dei giornali locali e nazionali. Nel maggio del 2008 due dipendenti sono stati licenziati a causa dello scandalo del test di ammissione della Facoltà di Scienze della Comunicazione, con il conseguente licenziamento causato dall’accusa di peculato.

Un anno prima inoltre, precisamente nell’agosto 2007, alcuni finanzieri in borghese avevano filmato dei candidati mentre compivano irregolarità durante le preselezioni, tramite un’organizzazione strutturata e collaudata che permetteva di usare metodi tecnologici per superare i test d’ammissione di Medicina ed Odontiatria.

 

Daniele Leuzzi

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