La Guardia di Finanza ha sequestrato in uno studio di avvocati della Bat quasi 5mila decreti ingiuntivi e oltre 800 mandati professionali in bianco. La notizia, appresa dalla Gazzetta del Mezzogiorno, è legata all’indagine della Procura di Bari riguardo la truffa alla Regione per i contributi agricoli.

I documenti nel mirino dei militari rappresentano l’arma con cui alcuni professionisti, inizialmente non indagati, volevano svuotare le casse della sede regionale di via Capruzzi.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dal pm Francesco Bretone, è partita qualche mese dopo un esposto del presidente della Regione Michele Emiliano. Le verifiche volute dal governatore hanno fatto emergere la stranezza di un continuo e costante flusso di denaro legato all’indennità compensativa agricola, un meccanismo che alle casse della Regione è costato quasi 23 milioni di euro di spese legali in 12 anni.

Una somma troppo elevata per essere di normale amministrazione. Dalle indagine è infatti emersa che dietro la serialità dei decreti ingiuntivi avrebbe potuto nascondersi un gioco perverso. Per questo motivo nell’ipotesi di accusa ci sono l’associazione per delinquere finalizzata alla truffa alla Regione, il falso ideologico e materiale, l’autoriciclaggio e la corruzione in atti giudiziari.

L’accusa contesta il ruolo di capi dell’associazione ad un avvocato di Bitonto residente in Svizzera, Michele Primavera, 58 anni, e al collega Oronzo Panebianco, 48 anni, di Bari, titolari di uno studio nel capoluogo barese. Sono indagati anche altri due avvocati dello studio, Francesca Fiore, 50 anni, di Bari, e Assunta Iorio, 40 anni, di Cercola, oltre che il legale calabrese Salvatore Lanciano. Il figlio di Primavera, Enrico Domenico, e la moglie Anna Maria Deruvo, rispondono di riciclaggio: avrebbero reinvestito i proventi della truffa in immobili a Bari, Novara e Roma.

Dall’indagine è emerso che gli avvocati dello studio Primavera  hanno presentato centinaia di decreti ingiuntivi davanti a giudici si pace di tutta Italia, con domiciliazioni che l’accusa ha ritenuto irregolari, oppure azionando sentenze emesse a favore di agricoltori già deceduti o non identificabili.

Probabilmente i documenti trovati nello studio di Barletta sarebbero la scintilla che innesca l’incendio: il legale finito nel mirino potrebbe aver avuto il ruolo di collettore di mandati professionali, oppure di vero e proprio «falsario». Questo perché alcune verifiche fatte a campione su decreti ingiuntivi già pagati avrebbero fatto emergere mandati irregolari, disconosciuti dai diretti interessati o dai loro eredi.

L’indagine prosegue e negli ultimi giorni il flusso di decreti ingiuntivi sembra essersi arrestato. Ciò che fino ad ora è emerso è allarmante. Secondo l’accusa nel 2017 la Regione ha ricevuto le Pec con i decreti ingiuntivi anche a Natale e Pasqua. Ogni mail era denaro contante.

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