La “guerra” alle crocerossine che avevamo annunciato qualche settimana fa non si è fermata. A nulla sono serviti i roboanti annunci del presidente Rocca, che comincia a fare danni. Durante l’Assemblea nazionale delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, nel suo intervento di rito Rocca aveva annunciato che i corsi annuali, propedeutici al reclutamento delle nuove leve, si sarebbero tenuti comunque in tutti i Comitati che ne avessero fatto richiesta e che qualora i problemi di gestione fossero dipesi dalla mancanza di fondi, ci avrebbe pensato il Comitato Centrale, prodigo più che mai.

Quella che alle sorelle giunte a Roma da ogni parte d’Italia era sembrata un’apertura a tutto campo si è di fatto rivelata il solito sofisma di un istrione capace di vincere anche quando ormai non riesce più a convincere. Quello che ha detto Rocca, infatti, è giusto: i corsi si faranno dove verranno richiesti. Ecco che nella provincia di Roma i presidenti di due comitati locali, in cui ci sono gli ispettorato delle infermiere volontarie, non hanno firmato la richiesta di istituzione di corso di formazione a loro sottoposta. A dirla tutta, uno di questi ha addirittura inviato al Presidente regionale del Lazio la richiesta di chiusura dell’ispettorato, su cui pende coma un macigno. Una mossa che di fatto impedisce la programmazione delle attività per il prossimo anno.

In Veneto, invece, si sta consumando un altro atto di questa tragedia. Il commissario regionale Francesco Bose, quello che è stato messo al posto del presidente eletto Bellettato, reo di aver protestato a mezzo lettera contro la vendita dello storico complesso immobiliare di Jesolo, ha fatto sapere alle sorelle del Centro di Mobilitazione del Veneto di non gradire più i loro uffici nel proprio comitato. E per mantenere fede a quanto annunciato, ha messo in pratica un vero e proprio braccio di ferro con le infermiere, invitate più volte a non utilizzare i locali.

Dopo aver iniziato lo smantellamento del Corpo Militare, adesso tocca alle crocerossine. Una guerra organizzata in nome dei cosiddetti volontari e per un fine che probabilmente si potrà comprendere meglio solo ad operazione conclusa. L’apporto del lavoro, sempre non retribuito, che le sorelle assicurano ai comitati dove sono incardinate ha evidentemente un valore e anche molto importante. Dietro a questa guerra dev’esserci molto di più, qualcosa che ha sicuramente a che fare con la natura pubblica dell’organizzazione della loro funzione; un carattere pubblicistico che si mischia con le chiacchiere nelle quali l’attuale governance di Croce Rossa Italiana sta tentando di diluire quelli che sono i veri problemi di un ente dai molti mali e troppi padroni. Chiacchiere che, purtroppo hanno intaccato l’abnegazione verso il prossimo e l’amore per la Patria che molti volontari non hanno più. Ed allora all’utilitarismo si aggiunge l’invidia, dopo l’invidia il veleno e dopo il veleno la distruzione di tutto il buono che tre secoli di storia hanno portato all’Italia. Mentre in molti continuano a chiamare tutto qesto privatizzazione.

 

 

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