Ha preso il via, alla presenza delle parti civili fra cui l’Associazione GENS NOVA del presidente Antonio La Scala, assistita dall’avv. Gennaro Gadaleta, il processo nei confronti di Febronel Costache detto “Bal Parno”, Poenita Chiriac, alias “POIANA”, Mariana Raluca Iovanut, Solomon Costache, detto “Solomon”, accusati di aver ripetutamente abusato sessualmente e indotto alla prostituzione minorenni nella loro comunità a Foggia.

Le giovani di nazionalità romena, di età compresa tra i 16 e i 17 anni, erano state rapite con l’inganno, picchiate e costrette a vendersi al primo cliente. Tutte erano controllate dai loro aguzzini che le accompagnavano sul luogo di “lavoro” e le munivano di preservativi.

Tra le ragazze costrette a prostituirsi ce n’era anche una incinta al settimo mese di gravidanza. Alla Squadra Mobile della Questura di Foggia, sotto la regia della Procura della Repubblica e della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, è apparso sin da subito un quadro inquietante che ha portato al fermo di sei soggetti, quattro maggiorenni e due minorenni.

Dalle indagini è anche emersa la volontà da parte degli aguzzini di vendere il bambino che sarebbe nato nei prossimi mesi ad una cifra pari a 28mila euro. I soggetti sono appartenenti allo stesso nucleo familiare di origine romena.

È stato accertato, infatti, che nessuna delle vittime poteva scappare dal campo, essendo controllata 24 ore al giorno, sia durante la permanenza nel campo attraverso la segregazione nelle baracche, sia durante gli spostamenti dalla baracca, che avvenivano sotto il diretto controllo degli uomini del gruppo criminale e delle donne, fino alla statale 16  in cui erano costrette a prostituirsi, dopo essere state accompagnate in automobile, dove controllavano che si prostituissero, permanendo sul posto con continui passaggi in automobile o nascondendosi dietro i cespugli e fornendo alle vittime i preservativi necessari ad esercitare l’attività di prostituzione alla quale erano costrette.

Oggi ha preso il via l’istruttoria. Sono estati escussi due testi del PM che hanno confermato l’impianto accusatorio, in particolare il Commissario Rita Montrone ha ricostruito tutta l’attività d’indagine.

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