”Questa mattina mi sono incatenato perché sia il Comune che la Prefettura sono a conoscenza di tutto e sanno perfettamente che ho subito una truffa. Con la complicità della Ripartizione Urbanistica, il venditore privato ha presentato dei documenti falsi”.

Cinque figli a carico, una moglie malata, 100mila euro per una casa fantasma e un’eterna lotta tra carte e fascicoli per dimostrare la verità, da anni Damiano Modugno, ex agente della polizia penitenziaria, porta avanti la sua battaglia e questa mattina ha protestato davanti al Comune di Bari.

Vi abbiamo raccontato la paradossale storia della sua casa, comprata nel 2008 da un venditore privato e dichiarata poi nel 2013, dall’allora direttore generale del Comune di Bari, Vito Leccese, un deposito.

Da quel giorno nulla sembra essere cambiato e così l’uomo disperato ha deciso nuovamente di ricorrere alle ”maniere forti” per riportare all’attenzione dei politici il suo caso finito nel dimenticatoio. In altre occasioni ha osato di più cospargendosi di benzina o salendo su campanili e tralicci minacciando il suicidio.

”I documenti falsi testimoniano come l’immobile sia antecedente al 1900. Io posso dimostrare il contrario” – afferma convinto Damiano-. Il suo gesto eclatante ha richiamato l’attenzione dell’assessore Giuseppe Galasso e del consigliere comunale Elisabetta Pani, che hanno richiesto anche l’intervento dell’ingegnere Colacicco, Direttore della Ripartizione Urbanistica ed Edilizia Privata.

”La situazione è disperata, non possiamo più vivere lì dentro – denuncia l’ex agente-. Piove all’interno, mia moglie e i miei bambini stanno sempre male. Non ci sono finestre numerose, i vigili del fuoco ci hanno detto di sgombrare al più presto da lì perché non ci sono le condizioni minime per abitarci”.

Damiano è riuscito a farsi ascoltare dai due politici e a strappare un incontro giovedì prossimo alle 9, con la speranza che si faccia luce su questo assurdo caso e che la verità emerga a galla. Ma soprattutto che si permetta a questa famiglia di ripartire.

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