“Abbiamo avuto tutti molta paura, l’autista non voleva sapere ragioni e nonostante la nostra insistenza è stato necessario l’intervento di mio padre e mio zio per riuscire a scendere dell’autobus”. Michela è uno dei passeggeri che, a loro dire, hanno vissuto attimi di panico a bordo del bus 16 dell’Amtab, vettura 3105.

Il mezzo, partito dall’aerporto, sarebbe andato dritto al Parco dei Principi. Non avrebbe fatto la cosiddetta ‘pennellata’. “Da quel momento è iniziato il nostro incubo – continua la passeggera -. L’autista è stato molto scortese nei nostri confronti. A me ha detto fatti i fatti tuoi, solo perché avevo chiesto spiegazioni sulle ragioni di quel percorso diverso dal solito. Alla figlia di una donna sorda ha risposto ancora peggio”.

La tensione a bordo dell’autobus è palpabile. “Ho battuto sui vetri – racconta ancora – tentando di attirare l’attenzione del conducente, ma sembrava essere concentrato solo sulla guida”. L’esperto autista, nell’Amtab da 16 anni, una volta sbagliato strada avrebbe chiamato il caposervizio per sapere il da farsi. L’ordine, per evitare un rapporto, sarebbe stato quello di tornare indietro per recuperare una passeggera rimasta a terra.

“A un certo punto l’autobus procedeva a velocità sostenuta – aggiunge Michela – abbiamo temuto il peggio, sembrava un film. La sensazione era quella di essere stati sequestrati. Ho chiamato i miei familiari per chiedere aiuto”. Il padre e lo zio di Michela si mettono in auto e raggiungono il mezzo all’altezza di via Pacifico Mazzoni, sempre al quartiere San Paolo.

“Mio padre è stato costretto a mettere la sua auto di traverso in mezzo alla strada per evitare che il mezzo continuasse la sua corsa – incalza Michela nel racconto -. A quel punto mi sono precipitata nella parte posteriore dell’autobus e ho tirato la leva per l’apertura della porta. Dopo essere scesa è arrivata una pattuglia della Guardia di Finanza, poi anche i Carabinieri. Mi ha colpito il fatto che l’episodio sia stato minimizzato. Le assicuro che abbiamo vissuto mezz’ora di terrore. Mentre stavano le Forze dell’Ordine un altro passeggero ha tolto le chiavi dal quadro e le ha lanciate a qualche metro di distanza, forse preoccupato dalla possibilità che il conducente potesse riprendere la marcia”.

Sull’accaduto abbiamo sentito anche l’autista. La sua versione è opposta a quella dei passeggeri. “Ho sbagliato strada, me ne rendo conto, ma è stato un errore involontario – spiega -, per questo ho chiamato i miei superiori per sapere cosa avrei dovuto fare. Ho eseguito gli ordini. Nessuno ha prenotato la chiamata per questo non mi sono fermato e a rischiare di essere aggredito sono stato io una volta che ho fermato l’autobus”.

Sono tanti i punti da chiarire in questa vicenda, probabilmente generata da un iniziale malinteso. Saranno le indagini, interne e delle autorità competenti, magari anche attraverso le immagini delle telecamere dell’autobus, a chiarire come sono andati esattamente i fatti. “In ogni caso – conclude Michela – una cosa così assurda non mi era mai capitata, eppure sono un’assidua utente dell’Amtab.

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