Quella che sta alla base del grande affare della gestione del gioco d’azzardo online sarebbe una santa alleanza tra i clan Capriati e Parisi. In quattro anni, dal 2012 al 2016, si quantifica un giro di 20 milioni di euro. Un’alleanza benedetta dalla ‘ndrangheta calabrese e dalla mafia siciliana. È quanto emerge dalla maxi inchiesta che ha portato all’arresto di 68 persone, sedici delle quali sono pugliesi: 9 ai domiciliari e 7 in carcere.

In carcere sono finiti Vito, Francesco, Mariano e Michele Martiradonna (uno dei capoclan di Bari Vecchia e i suoi figli), Giovanni Paolo Memola e Tommy Parisi (figlio del boss di Japigia). Ai domiciliari Michele BuontempoFrancesco CatacchioMichele Cinquepalmi, Santino ConcuGiuseppe De CandiaAlessandro Di BelloMariella FranchiniGiuseppe la GalaRaffaele Tagliente.

Una serie di società con sede in paradisi fiscali, riconducibili ai Martiradonna, sarebbero state create per mettere in piedi la rete. A capo dell’organizzazione ci sarebbe Vito Martiradonna, per tutti Vitin l’Enèl, e poi figli, fratelli, cugini, oltre a Mariella Franchini (la zia), che svolgeva il ruolo di contabile. L’altra faccia della stessa medaglia sarebbe stata quella facente capo ai Parisi. Un’attività a quanto pare gestita dallo stesso Savinuccio tramite alcuni prestanome, tra i quali il figlio cantante.

I soldi frutto delle scommesse, secondo quanto ipotizza l’accusa, sarebbero poi stati investiti nell’apertura di attività apparentemente legali, come bar e ristoranti nelc entro di Bari.

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