foto di repertorio

Un risarcimento di diverse migliaia di euro, tra stipendi arretrati, contributi, ferie non godute e spese legali oltre alla reintegrazione. L’autista Amtab, difeso dall’avvocato Maria Antonietta Papadia, licenziato venti mesi fa con l’accusa di aver abusato della legge 104, ha vinto su tutta la linea.

L’Amtab lo fece seguire da un investigatore privato durante il godimento dei permessi previsti dalla legge 104, di cui l’uomo gode per assistere un parente disabile. Il legale contestò fin dalla fase del procedimento disciplinare il pedinamento, essendo stato l’assistito “beccato” solo il secondo giorno e per di più nel reparto di un ospedale, dove effettivamente si era recato per svolgere mansioni a vantaggio del disabile.

Si tratta, tra le altre cose, di un dipendente al quale in una occasione l’azienda aveva riservato un encomio pubblico per essersi messo a disposizione in un momento di difficoltà con la formulazione dei turni di servizio. Non resta che vedere quale sarà l’atteggiamento dell’Amtab, che di soldi ne aveva già sprecati un bel po’ facendo pedinare il suo dipendente. In quella stessa occasione – lo ricordiamo – un altro autista fu invece beccato in faccende non contemplate dalla legge 104 e per questo giustamente licenziato.

Siamo certi che dopo il tremendo scivolone l’Amtab vorrà ammettere l’errore, reintegrando il dipendente alla guida degli autobus, evitando di spendere altri soldi per fare ricorso alla prima fase del primo grado, calcolando che la pratica finirebbe nelle mani dello stesso giudice o peggio ancora ricorrendo in Appello ed eventualmente in Cassazione. Così come siamo certi l’Amtab non cadrà nello stesso errore commesso da altre azienda, che hanno scelto di reintegrare il ricorrente, pagarlo, senza tuttavia farlo tornare al lavoro effettivo.

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