Gli uomini della Guardia di Finanza sono tornati a fare visita alla Croce Rossa Italiana, nella sede al civico 31 di via Bernardino Ramazzini. Non sappiamo quali documenti i finanzieri siano andati a cercare e se li abbiano trovati. Per il momento non trapelano altre notizie. La Croce Rossa è al centro di una bufera ormai da tempo. Qualcuno parla addirittura di un coinvolgimento nell’inchiesta “Roma Capitale”, ma si tratta solo di voci non confermate, seppure raccolte dall’interno.

A luglio del 2013, però, il coordinatore nazionale dell’Unione sindacale di Base dell’ente, Massimiliano Gesmini, ha presentato un esposto dettagliatissimo proprio alla Guardia di Finanza per denunciare una prassi sospetta. Nelle convenzioni stipulate con altri enti pubblici e privati, la Croce Rossa avrebbe caricato tra i costi anche gli stipendi dei suoi dipendenti assunti a tempo indeterminato e quindi già pagati dallo Stato.

L’aria è tesissima. Da un lato si prova a fare chiarezza sulla gestione dell’ente; dall’altro saltano i nervi. Pare che il presidente Rocca abbia sospeso per alcuni mesi due dipendenti colpevoli di aver commentato in modo non gradito alcuni post su Facebook, lo stesso scocial network su cui il numero uno dell’ente minaccia querele a destra e a manca a chiunque sollevi dubbi sulla sua gestione, sul clientelismo e sulla privatizzazione. Abbiamo raggiunto al telefono Massimiliano Gesmini per farci raccontare le ragioni del suo esposto e raccogliere un commento sulla sospensione ai due dipendenti non allineati.

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