A quanti di noi sarà capitato di accusare gli extracomunitari di rubare il lavoro agli italiani e poi, sulla spiaggia, accorrere dai vu’ cumprà per provare pareo e vestiti? Di lamentarsi della crisi del manifatturiero nel Paese e poi al mare comprare borse e occhiali da sole contraffatti dai venditori abusivi, dopo estenuanti trattative sul prezzo? Le fotografie sono state scattate domenica scorsa su una spiaggia del Tarantino, ma abbiamo ricevuto decine e decine di segnalazioni dal Gargano al Salento, passando per Bari.

Vero è che, quantomeno sulle spiagge pugliesi, la figura del venditore abusivo è fiorente – o infestante, dipende dai punti di vista. Non di rado puoi vedere passeggiare sulla sabbia queste figure mitologiche, per metà gambe, soprattutto nere – e per metà cumuli di canottini gonfiabili, o vestitini e altra mercanzia. L’offerta commerciale all’ombra del fisco è diversificata. Si va dai giochi da mare ai vestiti, passando per occhiali e borse, cd, ma anche tatuaggi temporanei, massaggi, cocco e bibite, perfino pietre preziose e accessori per cellulari.

Da nordafricani con un semplice zaino a mediorientali con veri e propri stand mobili, ce n’è per tutti i gusti e tutte le tasche. Certo, contrattare è d’obbligo, non sia mai che si ceda alla prima richiesta del venditore. Capita anche di sentire clienti fare agli abusivi la domanda delle domande: «Ma sono quelle contraffatte bene?»

I venditori da spiaggia sono così tanti che potrebbero persino riunirsi in una categoria (qualche sindacato dovrebbe pensarci). Se è valida la legge per cui la domanda fa aumentare l’offerta, non sarà mica che ci sono tanti vu’ cumprà sulla spiaggia perché tanti sono i loro clienti abituali?

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