Può un candidato Sindaco andare al ballottaggio col maggior numero di preferenze pur essendo stato tra gli artefici di un clamoroso fallimento politico? La risposta è senza dubbio sì.

Potere di una sapiente comunicazione, capace di spostare radicalmente l’attenzione dell’elettore dalla sostanza alla forma. Il candidato in questione è Tommaso Amendolara, segretario del PD a Palo del Colle, candidato Sindaco nonostante proprio il PD sia stato uno dei protagonisti in negativo che ha portato al lungo periodo di commissariamento e immobilismo del paese.  Non ce ne voglia il commissario, ma governare un paese è altra cosa rispetto all’ordinaria gestione della cosa pubblica.

“Tommaso ha le idee chiare”, questo il claim della campagna di comunicazione. Grafica piacevole, video a puntate con sottofondo musicale orecchiabile, il coinvolgimento della “gente comune”. L’agenzia barese che cura la comunicazione del candidato è riuscita nell’impresa – mai facile – di trasformare una filastrocca senza contenuti in un messaggio accattivante, proprio come si fa quando si deve vendere un profumo o un’auto.

Anziani, giovani, verde, passione, amore, lavoro. Quale candidato non metterebbe questi e altri ingredienti nella ricetta di buon Governo? Amendolara ha certo un programma, ma la comunicazione è un’altra cosa. La prassi è il sacrificio dei contenuti a vantaggio dell’empatia con l’elettore.

Spot in grado di cancellare ricordi, memoria e circostanze, richiamate ossessivamente dagli altri contendenti alla poltrona. L’agenzia di comunicazione, pagata per il lavoro svolto o con promesse sulle future campagne comunicative istituzionali in caso di vittoria – non sappiamo quale sia il caso specifico, ma poco importa – non è solo quella deputata alla creazione del messaggio, ma soprattutto alla divulgazione a mezzo social.

Mentre ancora qualche sprovveduto affigge manifesti, gli artefici delle scelte elettorali sponsorizzano su facebook, creano storie su instagram, rilanciano su twitter, pubblicano su youtube.

“Tommaso ha le idee chiare”, lo abbiamo detto, è questo il messaggio da far passare in modo militare, anche attraverso la creazione di gruppi facebook e whatsapp in cui coordinare interventi e risposte, aperto a pochi fidati rispetto alla moltitudine di simpatizzanti, del candidato e del partito.

Il fatto che nessuno faccia presente in quella comunicazione come il candidato intenda realizzare le sue idee chiare è semplicemente un orpello, un effetto corollario. Tommaso Amendolara ha scelto un plotone di alto profilo e i bookmaker lo danno vincente anche per quello. Persino il fatto che l’estrema sinistra cittadina si sia schierata con la rivale, civica con tanti uomini e donne un tempo vicini al centrodestra, quantomeno non di sinistra – passa in secondo o terzo piano.

La prima vittoria Amendolara l’ha ottenuta affidandosi alla giusta agenzia: creativa, efficace. La supercazzola prima di tutto. Insomma, una macchina da guerra che, manco a dirlo, ha scelto di chiamare war room il gruppo di comando per la condivisione dei post del suo cliente.

 

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