Sappiamo quanto sia complicato governare i cambiamenti, soprattutto in questo particolare momento storico, ma se combatti la guerra del secolo senza soldati il risultato è quello che abbiamo registrato – anche prima della pandemia – all’Ufficio Anagrafe del Comune di Bari.

Un mese per l’appuntamento necessario al ritiro di carte d’identità o stati di famiglia, tanto per citare i documenti più diffusi. A meno che l’udienza chiesta a giugno non sia stata fissata il 24 settembre. In quel caso i tempi si dilatano oltremodo. Solo due sportelli aperti e impiegati stressati fino a un livello inimmaginabile.

Ore di coda, permessi al lavoro, parenti e amici costretti all’attesa in auto perché non c’è modo di velocizzare il tutto nel mondo che punta al 5G e alla connessione perenne. Le norme anti assembramento – per niente rispettate – e la carenza del personale sono impresse su due differenti cartelli posti sul portone di quella che adesso è l’uscita del palazzone.

Abbiamo provato a chiedere spiegazioni alla dirigente della Ripartizione, ma la dottoressa, allertata da uno solertissimo agente della Polizia Locale, ha preferito riguadagnare l’ufficio. Abbiamo provato un’incursione dalla finestra, ma neppure quella è servita a dare qualche indicazione agli esasperati utenti. La difficoltà è generale, sia chiaro, ma i tempi d’attesa per avere la risposta a una pec o fuori dall’ufficio sono davvero esagerati.

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