La vicenda dei medici in catene, Papappicco e Mangiatordi, perseguitati dai vertici della ASL Bari e del 118, non l’abbiamo dimenticata. Durante l’eclatante protesta di cui si reserero loro malgrado protagonisti nel 2015, raccontammo quanto i due avevano denunciato nel loro ruolo sindacale, finendo vittime di tentativi di procedimenti disciplinari per aver osato evidenziare le inefficienze di cui ancora oggi sono piene le cronache.

In quei giorni il direttore generale della Asl barese, Vito Montanaro, dichiarò che il Perinei, inaugurato qualche anno prima dall’allora assessore regionale alla Sanità, Elena Gentile, era un “polo di eccellenza” e che i due medici in nessun altro modo potevano essere definiti se non due vanagloriosi “in cerca di pubblicità”.

Anche il presidente-assessore, Michele Emiliano, era a conoscenza della scabrosa vicenda. L’imbarazzo generale toccò l’acme quando l’intera comunità locale e nazionale si strinse attorno ai due medici, rivendicando il diritto alla buona sanità e assistenza per tutti i cittadini e pazienti. Ci fu anche una roboante marcia di protesta popolare ad Altamura a supporto dei due medici “indisciplinati”.

Sappiamo tutti come si concluse quella storiaccia. Il Perinei resta in prima pagina nelle cronache per l’aggressione di qualche giorno fa ad una dottoressa del reparto di Psichiatria. Abbiamo saputo che le guardia del servizio di vigilanza presenti in ospedale rifiutano da circa quattro mesi di intervenire, giustificati dal fatto che avendo un’arma non possono entrare in quel reparto perché legge lo vieta. Secondo quanto siamo inoltre riusciti ad apprendere, pare sia stata richie

sta alla direzione una cassaforte dove custodire l’arma in questi casi, ma non è mai arrivata. Nelle scorse settimane, poi, sarebbero accaduti diversi episodi, fortunatamente gestiti al meglio. Il reparto è carente di organico in quanto ci sono 3 infermieri in malattia e quindi ogni turno è coperto da soli 2 infermieri. In compenso i ricoveri pare siano spesso oltre i quindici, cioè il numero dei posti letto.

I fatti, dunque, stanno a zero. Eppure il tragico caso dell’omicidio della dottoressa Labriola dovrebbe far riflettere. Ci sarebbe di più: non si è mai capito in cosa consista “l’eccellenza” del Perinei, visto che tranne il reparto di Oculistica e qualche Unità Operativa Semplice, l’ospedale della Murgia a giudizio di moti sembra essere solo un gigantesco poliambulatorio. Provate ad esempio a prenotare una colonscopia oggi. Nella migliore delle ipotesi – noi ci abbiamo provato – ve la fisserebbero a gennaio 2019. Qualche primario a microfoni spenti menziona Emiliano e dice – abbiamo solo 2 infermieri su 4 e i reparti sono in affanno. Partono richieste di potenziamento del personale, ma le risposte non arrivano. E allora ci si ritrova ad effettuare anche 15 colonscopie al giorno, per di più in condizoni promscue.

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