“Antonio mi sarai Fedele?” Fu la prima domanda che mi pose il sindaco Emiliano durante l’incontro che ebbi con lui qualche giorno dopo la nomina a presidente del Cda dell’Amtab. “Sarò fedele agli obiettivi dell’amministrazione e leale nei tuoi confronti”. Questa la mia prima risposta dopo alcuni interminabili attimi di sconcerto. Il sindaco, con tono scherzoso, continuò a incalzarmi: “Antonio, mica sarai solo uomo del presidente?” (Vendola ndr). Questa volta gli risposi senza alcuna esitazione : “Non preoccuparti Michele, non sono mai stato l’uomo di nessuno né mai lo sarò”. Queste due risposte, nei mesi e negli anni successivi, caratterizzarono la mia forza, ma anche la mia debolezza…

Ricordi, aneddoti e qualche rivelazione. In altre parole la sua verità. Antonio Di Matteo, ex presidente dell’Amtab da dicembre 2006 a maggio 2011, attualmente fuori dalla politica istituzionale, vuota il sacco. Lo fa togliendosi diversi sassolini dalle scarpe in un memoriale di 37 pagine, diviso per quadri. Li chiama così i capitoli della sua esperienza alla guida della Municipalizzata per il trasporto pubblico barese.

Al netto delle presunte ruberie altrui oggetto di indagini della Procura – fatti su cui per il momento l’ex presidente non interviene – nel memoriale vengono fuori responsabilità precise su chi avrebbe ridotto l’azienda nelle attuali condizioni. Molte delle colpe sono appiccicate addosso in modo indelebile all’Amministrazione comunale colpevole – a detta dell’ex numero uno dellAmtab – di ritardi nei pagamenti e scippi di risorse importanti per risanare e rilanciare.

Dentro la storia compaiono fannulloni e figuri loschi, molti dei quali non hanno smesso di credere di poter mungere a piacimento le casse pubbliche dell’Amtab. Non mancano riferimenti a concorsi, assunzioni, ma anche a certi comportamenti anomali. Tutto rigorosamente messo su bianco per evitare che i ricordi sbiadissero. Ce n’è per tutti. Il racconto, poi, tocca aspetti diversi tra loro, come quel giorno in cui si staccò la ruota dell’autobus in via Orabona. Episodio tornato di grande attualità dopo l’ultimo recente presunto sbotaggio denunciato in Procura dal sindaco Emiliano. In alcuni casi affondi, in altri stilettate, in altri ancora la sola voglia di non far perdere la memoria a quanti pensano che il passato sia buono solo per scaricare il peso delle responsabilità attuali. L’analisi dell’azienda pubblica va di pari passo con quella politica di un “comunista eretico”.

Vi racconteremo fatti e circostanze attraverso la penna, per molti tratti pungente, di Antonio Di Matteo. Il fatto che l’ex presidente ci metta la faccia a noi basta. A qualcuno si contorcerà lo stomaco, qualcun altro inveirà. Invitiamo chiunque abbia voglia di precisare o contestare a metterci la faccia allo stesso modo. Ciò che conta è che non venga mai tirata indietro la mano che ha lanciato la pietra. Sarà una storia con puntate settimanali, in modo che le tante gocce della memoria di Antonio Di Matteo – per qualcuno troppo poco presidente, per altri troppo operaio a volerla dire con lo stesso modo, ma con due punti di vista differenti – possano rimanere per sempre a disposizione di chiunque voglia capire qualcosa in più sulla storia della malconcia azienda municipalizzata del trasporto pubblico barese.

ANTONIO DI MATTEO – 63 anni, ex ferroviere in pensione dal 2010; dal 1988 al 1992 segretario provinciale barese del glorioso Sfi, l’attuale Filt Cgil; consigliere comunale eletto nelle liste di Rifondazione Comunista nel 1995 e poi nel 2004 in occasione della discesa in campo di Michele Emiliano.

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