La situazione denunciata due giorni fa è molto più grave di quello che immaginavamo. Sempre che ormai si possa ancora immaginare qualcosa di peggio. La Asl di Bari continua a comprare auto nuove di zecca, che rimangono parcheggiate a lungo lontano da occhi indiscreti, in attesa di trovare il modo per utilizzarle, ma non investe un solo centesimo per dotare le postazioni aziendali del 118 di ambulanze degne di questo nome. Nelle fotografie allegate si vedono otto auto tutte uguali (Fiat Punto di colore bianco), parcheggiate così bene da sembrare persino nascoste. Sono all’interno del vecchio ospedale di Acquaviva delle Fonti. A chi sono destinate e quando saranno assegnate? E se non c’è fretta di consegnarle a chi dovrebbe utilizzarle, perché per acquistarle c’era tutta questa premura?

DISASTRO AMBULANZE AZIENDALI

Mentre quelle auto vengono lasciate a predere pioggia e sole là dietro, chilometraggi pazzeschi e scricchiolii sinistri rendono ad alto rischio – più di quanto non lo sia già – la vita degli equipaggi del servizio di emergenza urgenza che fanno capo alla Asl di Bari. Da un lato si chiedono sacrifici immani alle associazioni di volontariato, affinché forniscano ambulanze adeguate ed efficienti (due per ogni postazione del 118); dall’altro non si ha cura di rinnovare il parco dei mezzi di soccorso aziendali. Ad onor del vero ormai mesi e mesi fa, un acquisto importante è stato fatto. Parliamo di una dozzina di automediche da destinare al 118. Sarebbero delle Peugeot. Ormai siamo nel campo della leggenda metropolitana. Le vetture avrebbero avuto problemi di allestimento. Proprio ora che sembrava tutto superato, però, pare che debbano sottoporsi a nuove cure. Questa volta – secondo quanto ci è stato raccontato – qualcuno si è accorto, con il solito proverbiale ritardo all’italiana, che mancano gli attacchi per le apparecchiature elettromedicali. E che automediche sono? Il motto sembra essere lo stesso di empre: intanto compriamo e spendiamo, poi capiamo.

AMBULANZE SENZA PLACCHE PER I DEFIBRILLATORI

Si sperpera senza ritegno nonostante le malconce ambulanze in servizio non vengano neppure fornite delle placche dei defibrillatori in dotazione. Per capire quanto possa essere grave questa circostanza è sufficiente pensare che i defibrillatori sono le apprarecchiature fondamentali del servizio 118.

PERICOLO DI MORTE

Tra sprechi e disagi, può succedere che l’ambulanza che dovrebbe sostituire un altro mezzo incidentanto o fermo ai box, abbia già più di 200mila chilometri sul groppone e la coppa dell’olio rotta. In altre parole, un bidone con le sirene. Può succedere anche che non ci si curi di come vengano riparati gli pneumatici. Un incidente casuale durante il trasporto di un paziente in ospedale ha permesso di scoprire che un vecchio buco a uno degli pneumatici, era stato riparato inserendo all’interno un semplice spago rivestito di una sostanza appicicaticcia. Lo stesso gommista – come potrete sentire nel video allegato – ha dato del delinquente al collega e detto al medico che ha rischiato di morire insieme a tutto l’equipaggio. Una riparazione che non avrebbe consentito al mezzo di superare i 30 chilometri orari era sufficiente per continuare a sfrecciare a tutto gas con i pazienti da trasportare in ospedale, magari con un codice rosso a più di 120 chilometri all’ora. In un comparto della Sanità regionale così delicato come quello del 118, si preferisce ingrassare le casse di meccanici, gommisti, carrozzieri e affini, piuttosto che ammodernare il parco mezzi.

E NOI PAGHIAMO…

Alla fine ci poniamo un’altra domanda che, molto presto, cercheremo di fare personalmente al coordinatore del 118 barese, il dottor Marco de Giosa. Un quesito in merito all’ultima, assurda disposizione per la sostituzione degli infermieri con i soccorritori volontari. Quando manca l’infermiere, perché in ferie o malato, e mandano in sostiruzione le ambulanze Victor (con il solo autista e il soccorritore) da altri paesi, l’autista aziendale di turno che rimane senza far nulla, cosa dovrebbe fare? Rimanere in standby pagato o andarsene a casa? Magari chiediamo a Renzi di inserire anche queste figure nella riforma del mondo del lavoro.

 

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