Non c’è pace per il servizio 118 in provincia di Bari. Quella che vi raccontiamo oggi è l’ennesima decisione incomprensibile presa dal Coordinamento del 118 sulla pelle degli operatori che lavorano nelle postazioni aziendali della Asl.

L’episodio risale a ieri. Nel video che vi mostriamo è documentato l’intervento di soccorso dell’equipaggio di un’ambulanza medicalizzata nel centro storico di Gravina. Il team, composto da un medico, un autista e un’infermiera è stato inviato per soccorrere grande obeso. Nelle immagini è evidente il percorso che i soccorritori hanno dovuto affrontare, e la fatica impiegata, trasportando la barella fino all’ambulanza, prima attraverso una ripida rampa di scale esterne e poi lungo le vie tortuose a causa delle chianche. Gli operatori si sono trovati in seria difficoltà nel dover sollevare il paziente e portarlo (in aggiunta al peso della sedia in dotazione all’ambulanza, lasciata lontano dal luogo dell’intervento perché non entrava nella strada) giù per la ripida rampa di scale. Non è stato affatto facile anche mantenere stabile la barella lungo la strada sconnessa, al punto che è dovuto intervenire l’autista che, pur non essendo un “soccorritore”, per le normative vigenti, si è prestato per un ruolo che esula dalle proprie mansioni, per cui non tutelato dal punto di vista assicurativo e per cui, tra l’altro, non è pagato. Per riuscire a portare l’uomo in ambulanza c’è voluto persino l’intervento di alcuni passanti.

L’intervento, già faticoso all’evidenza, diventa più estremo alla luce di alcune informazioni non immediatamente evincibili. Da circa un mese, un provvedimento del Coordinamento del 118 ha ridotto gli equipaggi a bordo delle ambulanze aziendali per non meglio precisati “motivi di infungibilità” – che aspettiamo di conoscere. È giusto che gli utenti sappiano le ragioni a monte di una eventuale inefficienza. Di fatto è stato rimosso un infermiere (maschio) per far posto a una infermiera (donna) aziendale. L’intervento medico di un’ambulanza è differente da quello ospedaliero: per operare in situazioni estreme, come nel caso del video, occorre una buona dose di forza fisica, oltre che di preparazione sanitaria. Le ambulanze medicalizzate, che da normativa dovrebbero avere un equipaggio di quattro unità – e che per mancanza di organico operano già con sole tre unità – con le ultime disposizioni di servizio si trovano a dover operare con un’ulteriore carenza di forza fisica, essenziale almeno quanto la preparazione sanitaria, per salvare la vita di un paziente.

Il problema non è una discriminazione sessuale nei confronti delle infermiere – sia chiaro – abilissime e preparate al pari dei colleghi uomini, quanto piuttosto la capacità di un equipaggio di affrontare sforzi fisici necessari al soccorso, come appunto il sollevamento di un paziente gravemente obeso per trasportarlo d’urgenza, come nel caso che vi mostriamo, lungo una rampa di 32 scalini ripidi. Questo mette a rischio tutto l’equipaggio e il paziente. Raggiunto telefonicamente il medico dell’equipaggio del video, ha dichiarato:

«Chiediamo ai responsabili del servizio 118 barese cosa intendono fare per risolvere sollecitamente e adeguatamente il problema, posto che il rischio maggiore per un equipaggio sotto organico, che non possa trasportare tempestivamente in ospedale il paziente, è quello di scatenare eventuali reazioni violente da parte dei parenti. Senza contare il rischio giudiziario, che deriverebbe da eventuali danni causati all’utente proprio in considerazione dell’allungarsi dei tempi del trasporto. La proposta degli operatori sanitari degli equipaggi aziendali interessati dalla problematica è quella di aumentare l’organico, predisponendo una quarta unità (soccorritore) o un secondo infermiere».

Il clima tra gli operatori del 118 resta tesissimo. Ciò che è successo a Gravina, purtroppo, non è un caso isolato. Accade quotidianamente anche  nelle altre postazioni aziendali del 118 a Santeramo e Altamura.

 

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