Disabili in cerca di lavoro, iscritti regolarmente nelle liste a loro dedicate, ma che lo stesso non riescono a trovare occupazione. Sembra “strano”, ma in tempi di assoluta mancanza di lavoro, accade persino che vadano in cerca spacciandosi per normodotati: “Ho dovuto farlo per un semplice motivo – dice Francesco, ovviamente nome di fantasia – perché se le aziende vedono che appartieni a una categoria protetta non possono considerarti una bestia da soma, non possono distruggerti”.

Il calvario per Francesco è iniziato nel 2001, quando gli hanno riscontrato un problema neurologico che inizialmente prevedeva una disabilità del 50%. Ha deciso di iscriversi all’ufficio di collocamento nella categoria disabili ma invano. “Vedi persone passarti avanti – continua Francesco – che si spacciano per disabili, ma in realtà non lo sono. Siamo in un paese dove se sei malato ti paghi le cure e se sei sano hai tutto gratuitamente”. Lamentandosi parecchie volte del cattivo operato dell’ufficio di collocamento, Francesco è stato più volte allontanato dalla sorveglianza.

La passione per le lingue straniere l’ha portato a studiarle e gli ha permesso di poter lavorare nel campo del turismo. Il nostro amico cerca disperatamente lavoro e il suo slogan è: “Io sono produttivo non sono una palla al piede”.

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1 COMMENTO

  1. Il collocamento “speciale” o “categorie protette” non costituisce una categoria a parte, chi ha una disabilità ha il diritto di iscriversi al collocamento ordinario e a quello chiamato, appunto, categorie protette. Detto ciò confermo totalmente quello che denunciato il ragazzo, il collocamento sia ordinario sia protetto sono una realtà che allo stato attuale non ha motivo di esistere, se non per continuare ad assicurare una posizione lavorativa agli stessi dipendenti di quel settore.

    Ci sono due “scuole di pensiero” che io (come disabile) ho avuto modo di conoscere. La prima è quella denunciata nel servizio, cioè quelle aziende che evitano a priori “i disabili” perchè ritenuti un peso e non una risorsa quale siamo, risorsa perchè una persona con disabilità avrà sempre uno spiccato senso di riscatto e voglia di emergere, ma le aziende sono troppo ignoranti per capirlo, per capire anche la gravità della violazione della legge 68/99 che norma appunto l’assunzione di un tot numero di disabili a fronte del numero di dipendenti.

    La seconda categoria è invece la più Italiana e classica, che sfrutta in maniera becera la legge citata poc’anzi, e cioè le aziende stesse “scelgono” il disabile meno problematico, con “meno problemi” in modo da assumerlo e mettersi in pari con la legge 68/99 ed avere sgravi fiscali, ma al contempo trattarlo come un dipendente “standard”, con diritti negati e i classici ricatti velati.

    È una prassi consolidata purtroppo: Scelgo il disabile in base alla sua disabilità, chiedo il nulla osta alle categorie protette ed il gioco è fatto.

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