“Arrivano da Roma e Milano ogni quindici giorni per rifornire di coltelli affilati ristoratori, macellai e gli altri commercianti baresi”. All’imbrunire, Michele si è fatto già quasi tutto il giro del lungomare, dal Porto al Margherita. Si piazza con la sua vecchia auto dotata della mola e aspetta i clienti per affilare i loro coltelli a prezzi modici.

La mezza dozzina di arrotini baresi non se la passa affatto bene di questi tempi. “Colpa dei noleggiatori che arrivano da Roma e Milano – spiega Michele -. Non li puoi fermare, seppure abbiamo provato a spiegare che questa per noi è l’unica fonte di sostentamento”.

Il colpo è durissimo, calcolando che gli affari non vanno bene. Michele ci mostra il dito mozzato da una mannaia e quello segato dalla lama di un’affettatrice. Rischi di un mestiere che sta pian piano scomparendo.

Incontriamo l’arrotino fuori dall’arco di San Nicola, insieme a lui ci sono anche la moglie e i due figli. “D’estate ne approfittiamo per stare insieme – dice – finisco il lavoro e ci andiamo a prendere qualcosa da mangiare. Grazie a Dio riusciamo ad andare avanti, seppure non si sa ancora per quanto altro tempo potremo resitere”.

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