Vicenda Flipcall, attesa per due settimane, ieri è arrivata la nota scritta dell’azienda con cui fornisce la sua versione dei fatti. Una lunga risposta per sostenere senza ombra di dubbio che Flipcall ha sempre rispettato il Contratto di Categoria Nazionale del Lavoro.

Gli “incappucciati” ci hanno messo molto meno, neanche 24 ore, e anche questa volta si tratta di affermazioni dettagliatamente argomentate, carte alla mano. Oggetto della replica, naturalmente, la così detta “prestazione effettiva”, ma non solo. E in conclusione una considerazione dei dipendenti: se è vero che Flipcall non ha nulla di cui preoccuparsi, allora non avrà problemi in caso di intervento da parte dell’Ispettorato del Lavoro e della Guardia di Finanza. Ecco, dunque, cosa scrivono:

Dalla nota inviata dall’azienda Flipcall emerge quanto segue:  “L’azienda ha da sempre applicato in modo trasparente e rigoroso le previsioni normative del CCNL (Contratto Nazionale del Lavoro), che garantiscono una retribuzione di 6,51 euro per ogni ora di “prestazione effettiva”, da intendersi come la somma della conversazione, dell’attività per ore e post chiamata e delle pause 626”. Sul contratto attualmente in vigore si riporta quanto segue: Per ora di “prestazione effettiva” si intenterà la somma dell’intero tempo di reale conversazione (in conversazione), della Pausa 626, di una percentuale massima post chiamata non superiore al 5% del login time e di una percentuale di attesa (in composizione) pari a non oltre il 10% del login time”. Tutto il resto se lo piange l’operatore (foto1 in galleria).

Forse Flipcall aveva dato una sua libera interpretazione di cosa si intende per “prestazione effettiva”. Fortunatamente ci ha pensato il nuovo accordo dei collaboratori dei call center in outbound a chiarire la questione. Accordo siglato in data 01 Agosto tra le segreterie nazionali dei sindacati e Asstel ed Assocontact. Capitolo Compensi paragrafo 2 (foto2 e foto3).

Le soglie incentivanti di cui parla l’azienda non sono 2, ma ben 4. Si potrà beneficiare degli incentivi, ed anche del pagamento secondo contratto collettivo nazionale, solo dopo aver maturato il punteggio di 1350 punti che l’azienda pretende. Se portiamo le vendite corrispondenti a 1350 ci viene pago quanto spetta per legge. Inoltre, solo dopo aver pagato il “pizzo”, viene riconosco un compenso incentivante, che sotto 1350 è pari a zero (foto4).

Se l’azienda ha sempre rispettato le previsioni normative del CCNL, perché per il mese di luglio l’ufficio Risorse Umane (HR) e gli stessi team leader hanno ribadito una decurtazione del 15% sulle ore lavorate qualora non si fosse raggiunto il fatidico punteggio del 1350? Perché non ci è dato sapere, giorno per giorno, le nostre ore di login? Se l’azienda opera in perfetta trasparenza questo non dovrebbe essere un problema.

Se l’azienda sostiene di operare secondo legge, non dovrebbe temere nulla se si richiede una immediata ispezione del l’Ispettorato del Lavoro e della Guardia di Finanza, unici organi che possono accedere ai sistemi aziendali. Le ore pagate a ciascun operatore, riportate nelle buste paga, dovrebbero coincidere alla perfezione con quelle riportate sui sistemi informatici aziendali, sembra scontato evidenziare che le ore dovrebbero essere state tutte pagate a €6,51.

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