L’appuntamento associativo del prossimo 22 ottobre, addirittura un’assemblea nazionale, sembrava nato sotto i migliori auspici e sarà invece funestato da due eventi che stanno facendo ribollire l’atmosfera anche se vengono tenuti sotto il pelo dell’acqua e probabilmente sono sottovalutati.

Il primo è l’appello che a tutti i presidenti di Comitato sta giungendo da Roma. Il segretario generale Flavio Ronzi sta chiedendo di versare, con la sollecitudine del caso, la quota di liquidità che era stata registrata sui bilanci degli stessi comitati alla fine dell’esercizio 2012, l’ultimo nel quale i Comitati locali avevano avuto natura giuridica di Ente pubblico. Un primo prelievo, pari alla metà di quanto risultava nelle pieghe dei bilanci, era già stato fatto. Il resto, che pur andava pagato, sembrava invece destinato ad essere speso e così per molte realtà, soprattutto quelle piccole, è stato.

Già a fine dicembre però una missiva della Corte dei Conti aveva sollecitato il ristorno verso via Toscana di queste partite contabili, sostenendo come questa giacenza di cassa potesse essere configurata quale indebito finanziamento di un Ente rimasto pubblico alla Croce Rossa locale, invece privatizzata. Occasione d‘oro per Ronzi, impegnato a fare cassa per fronteggiare una gestione amministrativa degli ultimi anni che definire superficiale non è sbagliato.

In un prossimo articolo parleremo di cifre, vi faremo capire quant’è grande la voragine che si cela sotto l’antico palazzo di via Toscana e quanta responsabilità ha la brillantissima gestione del liquidatore in questo disastro. Torniamo per un momento all’agitazione dei presidenti, che all’invito del segretario Ronzi urleranno compatti “abbiamo già dato”, pur dovendo comunque ottemperare. Quelli che avranno già speso i vecchi fondi, dietro cattivo consiglio dei soliti pessimi e dilettantissimi consiglieri, si andranno ad indebitare, a nulla valendo lo schermo che la personalità giuridica che qualche comitato ha già assunto, coinvolgendo nell’eventuale azione di regresso dei molti e famelici creditori di Cri ad ogni livello anche i patrimoni personali e familiari.

Dal primo evento discende il secondo. L’ondata d’indignazione dei presidenti sarà cavalcata da quattro donne, che già da qualche mese stanno tessendo incontri e relazioni ad alto livello. L’obiettivo è scoperchiare il pentolone dell’associazione di volontariato più grande d’Italia, facendo incardinare nell’ordine del giorno della riunione del 22 ottobre una mozione di sfiducia. Nessuna delle quattro avrà la facoltà di essere presente in assemblea, ma ognuna cova il giusto risentimento ed ha una storia associativa alle spalle tale da poterle consentire di avere il giusto numero di delegati a disposizione.

Sembra che dietro tutta la manovra ci possa essere la vecchia Ispettrice delle Crocerossine, quella Mila Braghetti Peretti che mai ha smesso l’uniforme ed i gradi benché dimissionata dal termine del mandato e mai ha smesso di provare a mantenere contatti e prerogative, pur nell’ombra. E il colpaccio potrebbe anche riuscire, vista la sempre più scarsa partecipazione dei quadri a riunioni che costano e gravano sui bilanci dei Comitati, che vengono ritenute auto celebrative e che, visto anche l’ordine del giorno, sono praticamente inutili. Per inciso, della possibile maretta ne è informato anche il liquidatore supremo, che ha ritenuto opportuno, onde tenere lontani i curiosi, di celebrare il rito associativo all’interno di una struttura dell’Associazione, probabilmente a Roma ma la cui ubicazione, a due settimane dall’appuntamento, è ancora top secret. Alla faccia della privatizzazione.

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