“Sono un bravo ragazzo, quando i miei amici vengono a chiedermi le chiavi per rubare le macchine li mando indietro, perché se lavoro un giorno poi non lavoro più”. Il bravo ragazzo è il parcheggiatore abusivo proprietario del parcheggio a pagamento nell’area compresa tra il tabacchino e l’edicola. Lo stesso che ci ha dato della faccia di culo quando, come previsto dalla legge e dal buon senso, abbiamo deciso di non dare a lui il caffè, ma di inserire nel parcometro l’euro per la mezzora di sosta.

Durante la spiegazione sulla gestione della sosta in piazza Moro, che potete ascoltare integralmente nel video, c’è chi lascia l’auto, persino le chiavi per spostarla all’occorrenza, transitano ausiliari del traffico e vigili urbani, qualun altro paga il caffè e ringrazia sentitamente.

L’abusivo esercita la professione anche quando a pochi metri di distanza, davanti alla stazione centrale, si sistema il posto di blocco previsto dall’apparentemente sempre più inutile iniziativa “Strade sicure”: Esercito e Polizia Locale insieme per dimostrare che sono vivi, ma purtroppo non possono lottare insieme a noi. Il clou dell’inverosimile siparietto si concretizza all’arrivo di una signora con l’accento del nord, ma originaria di Monopoli, di quelle che mettono subito in chiaro le cose. “Non mi far tornare al nord e dire che Bari è una brutta città, so come vanno queste cose”. La donna molla cinque euro, sposta l’auto là dove dice l’abusivo di metterla e chiede il favore di sorvegliare le valigie. La risposta è perentoria: “Fino alle 15 sei coperta, perché sto io e non succede niente”.

Ma come funziona la sosta? Arrivi, consegni al parcheggiatore la cifra che copre più o meno il tempo in cui prevedi di sostare e lui, attento alla situazione, provvede al pagamento attraverso il parcometro solo nel caso in cui arrivino vigili o ausiliari, che gli danno il tempo di andare a pagare per evitare di elevare contravvenzioni alle tante macchine senza grattino. E se la sosta dovesse prolungarsi, provvede l’abusivo a incrementare il tagliando, salvo poi risarcirlo, magari con gli interessi, al ritorno. In una città normale questo non accade, ma Bari non è una città normale.

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