Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, giustifica le sue infelici dichiarazioni in merito alle intenzioni del Comune sulla Cassa prestanza. Dichiarazioni fatte “in un incontro pubblico dove diverse persone mi riprendevano con il telefonino”, ribadisce lo stesso primo cittadino, assodando dunque che nessuno era lì per fargli il trappolone.

I presenti erano ex dipendenti decisi ad immortalare le sue parole. Minimizza Decaro, accusandosi dell’uso di una frase più colorita rispetto a quanto poi detto qualche giorno dopo in Consiglio Comunale. “Chi ha usato quell’audio – spiega al Corriere del Mezzogiorno il Sindaco – ha tagliato le frasi precedenti e successive”, come se questo decontestualizzasse il percorso individuato dall’ente, che in quel momento Decaro illustrava ai pensionai.

Lo abbiamo fatto per brevità, ma riteniamo giusto che l’opinione pubblica ascolti anche il resto di quella dichiarazione pubblica, compreso la reprimenda finale fatta agli ex dipendenti, che in maniera assillante rivendicano il proprio diritto a ricevere le somme versate nella Cassa prestanza oltre ovviamente a quanto maturato nel frattempo. Ciò che il primo cittadino non dice è dove sono finiti i soldi. Per quale motivo nel 2016 l’allora presidente Angelo Tomasicchio dichiarava che la Cassa non era in sofferenza.

Cosa è successo da quel momento in poi? E se davvero si scoprisse una responsabilità comunale può essere sufficiente arroccarsi dietro la volontà di non ricorrere al Consiglio di Stato contro i propri ex dipendenti? La vicenda è tutt’altro che archiviata, anche perché ad aggiungere altra benzina sul fuoco – aprendo uno spaccato sulle reali intenzioni dell’Amministrazione comunale – è il vicesindaco e presidente della Cassa prestanza, Pierluigi Introna. In una seduta del Consiglio di amministrazione, i cui verbali gli ex dipendenti non hanno potuto leggere, Introna si lascia andare ad una esternazione che collima con la giustificazione del Sindaco.

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