Tagli alle spese ma non ai reparti per risollevare la sanità pugliese. È la proposta di Direzione Italia in un incontro a Ceglie del Campo a cui hanno partecipato anche i parlamentari Distaso e D’Ambrosio Lettieri, il Capogruppo alla Regione Zullo e il Coordinatore provinciale Bellomo.

La difesa dell’ospedale Di Venere non è una battaglia campanilistica, ma l’espressione di istanze legittime che vengono dal territorio. Un concetto ribadito con forza dai cittadini che hanno preso parte al dibattito sul piano di riordino della Sanità pugliese

“La chiusura di Neurochirurgia e di Emodinamica – hanno sottolineato i rappresentanti di Direzione Italia – sembra scongiurata, ma l’ospedale Di Venere è diventato, suo malgrado, il simbolo della sanità pugliese che non funziona.

“Dopo aver speso milioni per ammodernare la struttura – ha detto Davide Bellomo – sono stati chiusi i reparti di psichiatria, dermatologia, chirurgia d’urgenza, radiologia interventistica e il centro di procreazione medicale assistita. Di fatto Emiliano sta smantellando e depauperando gli ospedali pubblici a vantaggio delle cliniche private”.

“Il presidente della Regione – ha aggiunto Antonio Distaso – si è reso conto che non può comportarsi come un monarca assoluto: le proteste lo hanno costretto a fare marcia indietro. Quella di Emiliano è un’azione estemporanea: oltre l’ottanta per cento della spesa regionale riguarda il capitolo sanità e il governo regionale si affanna a tagliare i costi, con scelte del tutto errate”.

Per Ignazio Zullo “l’obiettivo non è strappare uno o due reparti in più, ma costruire un sistema ospedaliero efficiente nel suo complesso. Bisogna puntare sull’assistenza domiciliare e sulle strutture residenziali, con una programmazione che consideri il progressivo invecchiamento della popolazione e offra soluzioni in grado di migliorare la vita dei cittadini”.

Sull’aspetto della compatibilità economica si è soffermato anche Luigi D’Ambrosio Lettieri: “ci confronteremo con il ministro Padoan su questo piano illogico e inappropriato che non rispetta il decreto ministeriale 70 del 2015. Il piano di riordino dovrebbe essere articolato senza nuovi oneri  a  carico  della finanza pubblica e nell’ambito della cornice finanziaria  programmata per il Servizio sanitario nazionale”:

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