Il consigliere regionale Cosimo Borraccino spiega le ragioni che lo hanno portato a votare contro il Piano di riordino ospedaliero e di fatto a voltare le spalle a Michele Emiliano nella discussione che ha portato la Commissione Sanità a bocciare  il progetto. La decisione sul piano pratico non inficia l’iter della delibera: il parere della commissione è obbligatorio ma non vincolante per il Governo. Tuttavia sul piano politico pare abbia creato non poche tensioni.

“Ho votato contro al Piano di riordino perché sono contrario alla chiusura di 8 ospedali – spiega Borracino -. Premetto che quando si parla di Piano di riordino ospedaliero si intende la chiusura di reparti e di ospedali, quindi la sua bocciatura è da intendere come un fatto positivo e non come un fatto contrario agli interessi dei cittadini. Un messaggio deve arrivare forte e chiaro: il nostro “no” al Piano di riordino ospedaliero, che rammento chiude ben 8 ospedali pubblici senza sfiorare minimamente i privati, non è, per mera logica campanilistica, in difesa di questo o di quel ospedale. Il punto di interesse è la tenuta e la qualità del Sistema Sanitario pugliese”.

“Qualcuno si chiede come mai Sinistra Italiana in Consiglio regionale, attraverso il sottoscritto, ha votato no in Commissione Sanità, dopo aver in questi mesi fatto battaglie e partecipato a comitati di lotta cittadini, presentando molti emendamenti, esprimendo quindi in giudizio “coram populi” negativo al Piano di Michele Emiliano. Ve lo spiego”. Dieci punti articolati che riceviamo e pubblichiamo integralmente:

1) La Puglia ha già un bassissimo numero posti letto per acuti, questo piano non interviene per rimodulare l’assetto attuale.

2) Con questo piano si chiudono 8 ospedali e se ne preannuncia verbalmente la chiusura di altri.

3) Si interviene con i tagli sugli ospedali pubblici ma si tengono fuori le cliniche private che non vengono sfiorate dal Piano, chiedendo agli stessi privati di sopperire alle mancanze del sistema pubblico, finanziandoli lautamente, come accaduto per i pronto soccorso affidati a case di cura private. Mi chiedo quale sia l’effetto più immediato di una scelta di questo tipo, se non costringere i cittadini a rivolgersi ai privati stessi? Vogliono forse questo? Almeno abbiamo il coraggio di dirlo!  Rammento che sempre meno cittadini possono rivolgersi ai privati perché sempre più gente non ne ha la possibilità.

4) Si accettano acriticamente i dettami del DM 70 imposto dal Governo nazionale, gestendo male l’operazione politica, affidata non ad un assessore alla Sanità, che manca e si vede, ma quasi con delega in bianco ad un tecnico cioè il Dr. Gorgoni.

5) Si chiudono reparti in ospedali attualmente lasciati in vita ma che di fatto si azzoppano, preannunciandone il futuro declassamento , come nel caso limite dell’Ospedale San Paolo di Bari, o chiusura.

6) Delle strutture ospedaliere che si intendono chiudere non esiste un piano concordato con sindaci e comunità per la precisa trasformazione degli stessi anzi senza pianificare per tempo, con progettualità e tempi certi, l’introduzione di servizi sul territorio, si produce l’effetto immediato di un affollamento dei grandi ospedali pugliesi, che stanno scoppiando, come il caso limite del pronto soccorso del SS. Annunziata di Taranto, infatti, non si legge e non si sente nelle discussioni alcun riferimento alla riorganizzazione del personale medico e paramedico.

7) Si accetta acriticamente la logica prevista dal DM 70 delle reti e degli standard, quindi senza intervenire con moduli tematici differenti e variabili, come per esempio accordata dal Ministero della salute alla Regione Sicilia per i punto nascita. 

8) Non è stata formalizzata, nonostante le garanzie più volte fornite anche al sottoscritto da Michele Emiliano, la richiesta di Deroga per la martoriata provincia di Taranto che avrebbe evitato, in una delle zone più critiche per inquinamento e per numero di malattie tumorali della nostra regione, la chiusura di un ospedale e la garanzia di possibili assunzione di personale in una ASL sottorganico di duemila unità.

9) Manca una previsione concreta di riorganizzazione degli screening oncologici (a partire da quelli mammografici e quelli del colon, i cosiddetti big killer) e comunque della prevenzione in genere non v’è traccia.

10) Il Piano, attraverso la strategia di adottare un regolamento, non è passato dall’esame del Consiglio regionale ma solo l’approvazione in Giunta con un parere non vincolante della Commissione Sanità, ignorando i suggerimenti di intere comunità oltre che di sindacati, ordini professionali e associazionismo del terzo settore.

“Un Piano di riordino ospedaliero non può non tenere conto di tutto questo – conclude Borracino -. E di fronte ai diritti fondamentali delle persone non si può fare spallucce, per questi motivi convintamente ho votato contro seppure con rammarico, perché per noi il patto di maggioranza è in piedi e ci spiace che il presidente Emiliano non ci abbia ascoltato per tempo. Restiamo a disposizione per ripartire ma solo cambiando radicalmente il piano, altrimenti il mio voto, lo dico chiaramente e a scanso di equivoci, sarà ancora contrario”.

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