Le recenti pacche sulle spalle e le belle parole del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, erano sembrate la terapia migliore per curare il cancro dell’Arif, l’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali. Le delibere numero 72, 73,76 e 77 a firma del direttore Domenico Ragno, invece, hanno fatto comparire altre macchie scure, forse metastasi. La diagnosi? Presunto delirio di onnipotenza, ma serviranno tutti gli accertamenti del caso, sempre che qualcuno abbia davvero voglia di intervenire.

Ragno, infatti, ha destituito con immediata eseguibilità i responsabili dei distretti Bari Sud-Est e Taranto, affidandoli direttamente, quindi senza alcuna selezione, sembrerebbe per di più a due impiegati con inquadramento inferiore a quello previsto per ricoprire tale mansione.

Il caso più emblematico è quello di Bari Sud-Est, il distretto Arif più grande della Puglia, che da solo fattura circa 3 dei 4,4 milioni di euro complessivi derivanti della vendita dell’acqua. Parliamo di circa il 60,70 per cento di tutta l’acqua venduta dall’Arif nell’intera regione. Negli ultimi quattro anni, l’incarico era stato affidato a un dirigente dell’Agenzia, riuscito a rimettere a galla una nave che rischiava di affondare, proprio a causa dell’opinabile gestione di chi lo aveva preceduto.

In quegli uffici, per trent’anni ha lavorato l’uomo al quale Ragno ha impropriamente affidato la gestione dell’importante distretto. Anche nel suo caso un compito a costo zero, ma la possibilità che il dipendente possa fare causa all’Agenzia per riuscire ad avere una mansione superiore a pochi anni dalla pensione, è elevatissima. Non solo, ci sarebbe un altro aspetto poco chiaro e riguarderebbe un presunto conflitto d’interesse. Il nuovo dirigente, risiede a Conversano, uno dei paesi di cui si compone il distretto Bari Sud-Est.

In quello stesso comune, il responsabile avrebbe una masseria con allevamento di animali, essendo quindi cliente stesso del distretto nell’acquisto di acqua. Del resto, in fatto di conflitto d’interesse il direttore Ragno ne sa qualcosa, essendo a lui riconducibile una struttura agro turistica che pure compra acqua dall’Arif. Ma questo è un altro discorso e magari ci torneremo.

Il nostro appunto segue quello ben più ufficiale fatto a Domenico Ragno dall’avvocato Ugo Galli, capo del personale dell’Arif. In una lettera, Galli avrebbe messo in guardia Ragno dicendo senza mezzi termini che le nomine sarebbero irregolari perché di competenza regionale.

A Taranto, invece, la direzione del distretto è stata tolta ad Antonio Giannini, uno dei dirigenti dell’Agenzia, che col Progetto Maggiore avrebbe fatto in modo di far lavorare in Arif diversi suoi parenti. Inizialmente quello tarantino non sembrava un problema, avendo il designato deciso di rinunciare all’incarico. Quest’ultimo, però, pare essere tornato sui suoi passi. Per lui vale lo stesso discorso del neo direttore barese: non avrebbe un inquadramento sufficientemente alto per ricoprire il ruolo. In quel distretto, tra l’altro, esisterebbe un’altra figura professionale che, al contrario del dipendente individuato, avrebbe tutte le carte a posto per fare il dirigente.

Sembra strano che Ragno abbia voluto rendere immediatamente eseguibile la sua delibera, non avendo ancora provveduto a completare tutto l’iter amministrativo. L’accelerata appare ancora più incomprensibile se si considera che il prossimo 20 giugno la Regione, su richiesta dei sindacati, ha convocato le parti attorno un tavolo di confronto per discutere dei cattivi rapporti. Le ultime delibere non possono che essere benzina sul fuoco delle tensioni. Eppure, vendendo acqua, in Arif sarebbero dovuti essere più bravi a spegnere le prime avvisaglie di un rogo.

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