Cambia la geografia del soccorso sulle ambulanze a Roma e nella regione Lazio. Il sistema Croce Rossa da protagonista contrattuale è diventato un raccoglitore di briciole e adesso si deve accontentare degli avanzi che l’attuale appaltatore di Ares Lazio, il gruppo di aziende capeggiate dalla Società Heart Life Croce Amica, lascia temporaneamente in quanto si sta organizzando per sostenere la grande mole di lavoro. Prima della fine del contratto, Croce Rossa Italiana gestiva numerose postazioni fisse nel territorio della Capitale, assicurando il soccorso nell’arco dell’intero giorno con equipaggi che facevano turni 24 ore su 24.

Dal primo novembre, a causa del cambio di appaltatore, la geografia del soccorso a Roma è cambiata, le postazioni sono occupate dal nuovo gestore e il servizio che è restato in mano al Comitato Provinciale della Cri, quello con sede a via Ramazzini, si chiama adesso a spot: gli equipaggi vengono attivati e posizionati solo a richiesta di Ares e quando ci sono postazioni temporaneamente scoperte. Nulla di certo né di definito, prova ne è il fatto che la protezione sanitaria del grande evento dell’apertura della Porta Santa della Basilica di San Giovanni in Laterano, prevista domenica scorsa a Roma, non ha contemplato tra i protagonisti Croce Rossa Italiana, il cui ruolo è diventato marginale anche in ragione della scarsa affluenza di pubblico.

Per i dipendenti rimasti in carico al Comitato Provinciale dopo il passaggio di molti altri alla nuova azienda, all’orizzonte si addensa un futuro sempre più incerto. Sono pochi quelli destinati alle due automediche ancora in giro e alle postazioni spot del 118. Qualcuno è utilizzato nei trasporti sanitari che ancora vengono richiesti al numero del Cosp, ribattezzato “Sala Roma” sull’onda del rinnovamento lessicale; un paio di equipaggi sono a disposizione della nuova convenzione stipulata di fresco con l’IDI. Sì, proprio il gruppo ospedaliero del vaticano dove Francesco Rocca è da circa sei mesi il Direttore Generale e ha appunto beneficato di questa piccola mancia la sua Croce Rossa. Un lavoretto da fare nei giorni feriali che trascina nella polvere l’eccellenza del soccorso romano.

Nessuno dei lavoratori protesta, tutti d’accordo con il nuovo corso perché in un posto dove anche i muri hanno orecchie ogni voce che non suoni alla “perfezione” può meritarsi la perdita del posto di lavoro, che immediatamente sarebbe a disposizione della schiera di giovanissimi pronti a firmare l’ennesimo co.co.pro in uscita dall’affollatissimo quarto piano per sognare un posto fisso nella nuova Croce Rossa post privatizzazione. La fetta di mercato occupata da Croce Rossa si sta riducendo sempre di più, le normative stringenti e le grandi economie imposte dall’attuale congiuntura economica non hanno retto nemmeno alla grande iniezione di lavoro a costo zero portata dai volontari, entusiasti di soccorrere il prossimo a bordo di un’ambulanza.

Il trucco per abbassare i costi di gestione, denunciato come turbante il mercato del lavoro da altre realtà del mondo del soccorso in occasione delle precedenti assegnazioni dell’appalto Ares, si è dimostrato ininfluente rispetto ai costi che via Ramazzini non è riuscita a ridurre e nemmeno a limare. Da qui alla perdita dell’appalto il passo è stato breve e per i pochi dipendenti rimasti in servizio il nuovo anno si preannuncia durissimo. Continuino pure a chiamarla “privatizzazione”.

 

 

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