Intervento da dimenticare per un medico del 118 barese, chiamato giovedì notte ad Adelfia per soccorrere una paziente psichiatrica, a quanto pare su indicazione dei Carabinieri alla Centrale operativa del servizio di emergenza-urgenza.

Il medico, una donna esperta, è prima stato preso per i capelli dalla 38enne, che l’ha trascinato sulle scale, poi è intervenuto per evitare che la stessa paziente potesse andare oltre e infine ha ingaggiato una veemente discussione col maresciallo dei Carabinieri intervenuto sul posto.

LA CRONACA – La mamma della paziente psichiatrica viene strattonata dalla figlia, che le procura una distorsione al polso. Secondo quanto siamo riusciti a sapere, i Carabinieri arrivano sul posto e chiedono l’intervento del 118. L’equipaggio, con medico a bordo, sarebbe arrivato intorno a mezzanotte. La donna da visitare sembra calma, pronta per andare a letto. Il medico è convinto di poterle iniettare un sedativo. Niente fa pensare a ciò che sarebbe successo poco dopo. La paziente prima prende la dottoressa a male parole, poi le acciuffa i capelli e la trascina dal salotto verso le scale interne all’abitazione. Autista e infermiere dell’equipaggio provano a farle staccare la presa. La donna molla solo dopo aver staccato alcune ciocche di capelli al medico. La dinamica non è chiara, ma pare che i carabinieri intervengano nel momento in cui sentono gridare, essendo in un’altra stanza coi genitori della paziente. Poco dopo essersi rialzato, il medico si accorge che la paziente si sta avventando sulla mano di un suo collega e di uno dei carabinieri, così in quelle fasi concitate avrebbe afferrato anche lei la paziente per i capelli in modo da riuscire a bloccarla e sedarla, senza tuttavia provocarle ferite.

LA DISCUSSIONE TRA MEDICO E CARABINIERE – L’intervento al cardiopalma sarebbe proseguito dentro e fuori l’abitazione, anche dopo aver messo in sicurezza la donna esagitata, seguita dal Centro di Salute Mentale di Triggiano. Paziente in terapia e in passato ricoverata in Psichiatria, sempre a Triggiano. Il medico e il carabiniere avrebbero avuto da ridire uno del lavoro dell’altro, mentre il padre della donna soccorsa invitava il maresciallo dell’Arma a smettere di inveire contro la dottoressa del 118 appena aggredita dalla figlia su di giri. Il carabiniere avrebbe più volte chiesto le generalità al medico con la minaccia di arrestarlo nel caso non gliele avesse fornite, ribadendo più volte che non tocca a loro, ma alla Polizia Locale intervenire nei casi di soccorso ai pazienti psichiatrici. Così fosse, ad eccezione della città di Bari e forse un altro paio di realtà, il 118 non potrebbe contare sull’ausilio di nessuna Forza Pubblica, non essendo la Polizia Locale pienamente operativa nelle ore notturne.

IL TRATTAMENTO DEI PAZIENTI PSICHIATRICI – L’accaduto solleva ancora una volta la grande confusione sulle modalità di trattamento dei pazienti psichiatrici. Mentre da un lato pare assodato che gli equipaggi del 118, seppure con tutti i limiti possibili, abbiano il compito di sedare ed eventualmente trasportare il paziente in preda a uno scompenso, non è chiaro chi debba assicurare a pazienti e sanitari la necessaria sicurezza. Questione di cui ci siamo occupati diverse volte. Fosse vero che il carabiniere abbia dichiarato di non poter intervenire (di mettere le mani addosso alla donna), si pone il problema di chiarire chi e in che modo debba farlo. Così come appare assurdo che un medico, non formato per affrontare questo genere di pazienti, possa intervenire senza il supporto di uno specialista o che il paziente stesso debba poi finire nel caso del trasporto in ospedale, a pascolare in un pronto soccorso.

L’ACCERTAMENTO – Sembra doveroso chiarire cosa sia realmente successo giovedì notte. Il caso specifico potrebbe essere il pretesto per intervenire in maniera generale, anche attraverso l’intervento dei vertici dell’Arma e del presidente dell’Ordine dei Medici.

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