Una bottigliata, insomma cos’è una bottigliata? Un apostrofo nero tra le parole t’ammazzo. Sì, perché il fatto che in una delle tradizionali maxi risse domenicali al Libertà non ci sia ancora scappato il morto è solo un fatto corollario. All’indomani di quanto successo domenica scorsa siamo andanti nel quartiere, fuori dalla “piccola discoteca” dov’è scoppiato il putiferio: calci, urla, pugni, ma soprattutto le famigerate bottigliate in testa, oppure rotte usate come coltelli.

Alla vista della telecamera, migranti e cittadini baresi hanno creato un animato dibattito sulla mancata integrazione, su una convivenza che rischia di esplodere da un momento all’altro. Tutto questo mentre intorno alcuni ragazzini sfrecciavano a forte velocità in sella a minimoto senza casco e targa, mentre il pappone rumeno in Mercedes vigilava “le sue donne” davanti ai portoni di casa.

“Ti voglio bene, mio nipote gioca col tuo, ma vi ubriacate e ve ne dovete andare”. È la sintesi del discorso di un barese, impegnato nel faccia a faccia con Messi, non il fenomeno del Barcellona, ma la proprietaria del locale della discordia, a fianco alla pizzeria di Mimmo. Lui, Mimmo, invece, ci considera senza palle per non essere ancora andati a fare i guastafeste la domenica.

“I baresi non si rendono conto che sono gli stessi nigeriani – dice l’imprenditrice nigeriana – a volere la mia rovina. Molti di loro appartengono alla malavita e arrivano qui già ubriachi”. Il problema è che gli altri migranti si ubriacano da lei. “Alle 20 – spiega la proprietaria di un negozio di alimentari – sul tavolo fuori da quel luridune c’erano già bottiglie di birra e di alcolici”. Nessuno dei residenti è rimasto finora coinvolto in una delle maxi risse.

“Quando arrivano Carabinieri o Polizia – spiega un anziano bestemmiando veementemente – si chiudono dentro e fanno credere di non essere lì”. La mattina dopo è un inferno, forse peggiore dei pochi minuti in cui il quartiere è messo a ferro e fuoco. “Cocci di bottiglia ovunque per strada, auto rotte, scie di sangue”, la negoziante spiega cosa rimane dopo il passaggio di quei “selvaggi”. Senza contare ciò che accade durante la giornata. “Non hanno l’acqua – spiegano i residenti – fanno la pipì accanto alle auto e ai bidoni. La cacca, invece, la fanno nelle buste. La mattina puliamo tutto l’isolato perché oltre ad essere un pisciatoio ci sono anche le sputazze rigate di sangue. E o detto tutto”.

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