In principio era la lotta di una sparuta minoranza di soci scontenti, ma adesso a portare avanti la protesta contro la discutibile gestione dell’Oleificio Paladino di Palo del Colle è un gruppo eterogeneo di 127 agricoltori. Il 2 marzo scorso si votava per il rinnovo delle cariche della cooperativa, ma ciò che è successo prima potrebbe addirittura avere un epilogo giudiziario a colpi di querele e carte bollate.

Ma veniamo ai fatti. Il gruppo di soci, con l’obiettivo di rivoluzionare la gestione della cooperativa olearia, chiede alla vecchia gestione l’elenco degli associati. Questo arriva una ventina di giorni dopo la richiesta, a una settimana dal voto, ormai troppo tardi perché gli altri candidati avevano già rastrellato tutte le deleghe.

Nonostante la maggioranza fosse in cassaforte, il Collegio dei sindaci revisori non ha concesso lo slittamento delle votazioni, come formalmente chiesto dalla fazione in minoranza. Scelta incomprensibile, considerando la raccolta di deleghe. Tant’è. Cosa contesta la marea degli insoddisfatti? Tra le varie accuse c’è quella relativa alla enorme giacenza di olio delle annate precedenti, ormai dal basso valore commerciale e poi la mancata consegna del saldo 2017-2018 e l’acconto sulla produzione 2019, nonostante la cooperativa abbia chiesto ed ottenuto prestiti per 2,6 milioni di euro e raccolto anche circa 300mila euro dagli agricoltori associati che quest’anno non hanno portato a spremere le proprie olive.

La situazione è ingarbugliata e ovviamente restiamo a disposizione di chiunque avesse qualcosa da dire, con all’orizzonte un futuro incerto e grandi battaglie, considerando quanto sia importante la vendita dell’olio per le finanze dei quasi 350 soci della cooperativa in un paese come Palo del Colle, che ha nell’agricoltura il suo principale volano economico.

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