I giudici della nona sezione penale del tribunale di Roma hanno condannato i 4 carabinieri accusati di aver ricattato l’allora governatore del Lazio, Pietro Marazzo, sorpreso nell’abitazione della transessuale Natali in via Gradoli nel luglio del 2009.

Due dei Carabinieri condannati sono pugliesi, il 37enne Nicola Testini e il 29enne Carlo Tagliente. Per loro la pena più alta: 10 anni di reclusione, 50mila euro di multa e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici con estinzione del rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione.

L’ormai ex carabiniere Testini è di Adelfia, paese in cui la moglie, Maria Rosa Valletti era consigliera di minoranza del Pd durante l’amministrazione comunale di Francesco Nicassio (Forza Italia), nonché componente del nucleo di valutazione dell’Asl Bari nel triennio 2008/2010. Nel novembre 2010 il 37enne fu messo agli arresti domiciliari per mancanza di indizi per la morte di Gian Guarino Cafasso, il pusher che tentò di vendere il video ricatto girato in via dei Gradoli in casa del trans Natali in cui era ripreso Marrazzo, ucciso secondo l’accusa da un mix di cocaina ed eroina. Secondo la perizia invece morì per un’aritmia cardiaca.

Testini e il corregionale Tagliente, originario di Ostuni, sono stati anche condannati per violazione delle leggi sugli stupefacenti in merito a un caso avvenuto nell’agosto del 2004 dove entrambi indussero un loro informatore a procurarsi 6 grammi di cocaina e a collocarla nell’auto di un’altra persona, inconsapevole dei fatti.

Per Luciano Simeone, il tribunale ha deciso di infliggergli una pena di 6 anni e mezzo più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, mentre per Antonio Tamburrino 3 anni di reclusione. Testini, Simeone, Tagliente e il ministero dell’Interno, nella veste di responsabile civile, dovranno risarcire i danni in separata sede a Marrazzo e a Natali. Per loro tre il rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione è da considerare estinto. Per il carabiniere Tamburrino, anche lui chiamato a risarcire i danni in sede civile alle principali vittime di questa vicenda, è stato interdetto dai pubblici uffici per cinque anni.

Testini, Simeone e Tagliente sono stati assolti dall’accusa di associazione per delinquere perché il fatto non sussiste, ma ritenuti colpevoli di concorso in concussione ai danni di Marrazzo, per averlo costretto a consegnare loro tre assegni per un importo complessivo di 20mila euro, e di quello in rapina per essersi impossessati di 5mila euro, in parte dell’allora esponente politico e in parte della transessuale Natali. Ai tre è contestata pure una rapina avvenuta il 31 luglio 2009 ai danni di un altro trans, privato di un cellulare, di un Ipod e di un orologio, oggetti che gli sarebbero stati sottratti durante una perquisizione in casa “effettuata con modalità intimidatorie”.

Al solo Tamburrino è stato attribuito il reato di ricettazione di un video, girato con un telefonino il giorno del blitz in via Gradoli da Tagliente e Simeone (che entrarono nell’appartamento di via Gradoli, perché Testini era in ferie a Bari), che ritraeva Marrazzo in casa della trans e che nelle intenzioni dei militari dell’Arma, che speravano di guadagnarci sopra tra gli 80 e i 100mila euro, doveva essere commercializzato.

Tutti e quattro gli imputati dovranno infine risarcire i danni, da calcolare in sede di giudizio, al ministero dell’Interno, questa volta parte civile, e a quello della Difesa.

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