Japigia piange una delle sue icone. Si è spento oggi all’età di 63 anni Peppino Antonacci, grande lavoratore e storico proprietario della Pescheria il Popolo. Era divenuto famoso per quel suo modo folkloristico di attirare i clienti cantando a squarciagola i grandi successi della musica italiana rivisitati con i prodotti ittici più gettonati. I suoi video erano ormai diventati virali con migliaia di visualizzazioni su Youtube e Facebook.

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6 COMMENTI

  1. Quante botte prese da delinquenti che scippavano le donne li vicino e lui cercava di avvertirle. Rip

  2. Arrivederci Peppino, il miglior cantante di Japigia. Conservami allievi freschi per quando arrivo, come quelli che mi hai sempre dato insieme a tutto il pesce fresco che hai trattato …

  3. Grande lavoratore e grande senso di abnegazione…le sue mani raccontavano la sofferenza che sopportava lavorando….grande Peppino….un pezzo di japigia è volata in cielo….la tua voce ci accompagnerà per sempre….RIP

  4. Personaggio vero di una Bari verace che ormai è quasi del tutto scomparsa. Una volta, la domenica mattina non si andava al lavoro e i maschi di casa si alzavano tardi. Fatto il bagno settimanale (sì, ci si lavava una volta alla settimana) e indossati “le robe” pulite, si scendeva al bar sotto casa per prendere il caffè. Arrivavano gli amici alla spicciolata ed era tutto un parlare a voce alta sulle partite di calcio che si sarebbero giocate nel pomeriggio. Tra discussioni e risate, ci si intratteneva fino a mezzogiorno… mezzogiorno e mezzo…e a volte anche più tardi. Lasciato, a malincuore, il bar e gli amici, si andava alla “vang d’ l’ n’cedd” dove si comprava la frutta secca. A seguire veniva la pescheria (a Japigia era quella Del Popolo) per gli “allievi” che si assaggiavano sul posto, onde verificarne la freschezza e la croccantezza. Quelli che potevano permetterselo compravano anche canelicchjie, cozz pelos, canestrell, nuscje biangh e chidd “cù uacidd da feor'”. A parte, si aggiungevano taratuff e ostriche. Gli acquisti terminavano in pasticceria con le immancabili “past fresck”. Si arrivava a casa, accolti dall’inebriante odore di sugo delle braciole di cavallino e dai tanti bambini che tutt’intorno chiedevano a gran voce: Papà…papà, che hai portato?
    Questa era la domenica…e ciò bastava per affrontare un’altra settimana!
    In queste vecchie usanze baresi, l’urlo di Peppino rappresenta perfettamente un quadro che ormai è stato buttato via, in nome di una forzata modernità che annichilisce, però, l’uomo e i suoi bisogni. L’unico rammarico personale è che, essendo Peppino uomo del popolo, non possa essere ricordato dalle istituzioni.

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