“Il rapporto ISPRA sul consumo di suolo relega Bari al quarto posto tra i comuni italiani per maggior incremento negli ultimi 12 mesi, ma nella prospettiva tra lottizzazione retroportuale e cementificazione del mare di Marisabella i neonati baresi, come recita il rapporto, avranno in eredità una ineguagliabile dote di cemento”. Il comitato Fronte del Porto non usa troppi giri di parole.

“La colmata di cemento nel mare di Marisabella di Bari sbeffeggia il rapporto ISPRA – si legge in una nota diramata dal comitato -. Il cantiere in corso all’interno del porto di Bari per la realizzazione della più grande colmata di cemento d’Europa di 300mila metri quadri grida vendetta davanti al triste primato che annovera la nostra città di Bari all’apice del consumo di suolo”.

“A distanza di 26 anni dalla legge 84/1994 che attribuisce all’art.5 le funzioni di interazione Città-Porto, per il porto di Bari tutto sembra scorrere nella più assoluta indifferenza sull’altare di un non ben identificata autonomia del porto fuori dal tempo e dallo spazio – prosegue la nota – . L’ansa di Marisabella per la sua conformazione naturale, sebbene sia inglobata all’interno del “fortino” porto, ha per elevato interesse e fragilità idro-geologica, per caratteristiche simili a una riserva naturale e per scarsissima profondità dei fondali per gli approdi, tutta la connotazione di un’area da valorizzare al servizio della città a partire dalla fruizione sportiva del C.U.S”.

“La prima infelice colmata di 200mila metri quadri nella stessa ansa, realizzata tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 del secolo scorso in un contesto sociale e politico poco sensibile al rispetto dell’ambiente anche sul piano legislativo, oggi utilizzata impropriamente a parcheggio Tir, ha già deturpato profondamente l’area stessa sul piano idro-geologico e quella circostante con l’aumento sconsiderato del traffico Tir nel tessuto urbano con considerevoli riflessi di nocività ambientale, oggetto di numerose e inascoltate proteste di cittadini” sottolineano dal Comitato.

“Oggi gli ulteriori 30 ettari di cemento in mare, per un altro scellerato parcheggio di Tir, stridono fortemente con un contesto legislativo e di sensibilità ambientale diffusa che non giustifica più l’operato avventato di amministratori di un’Autorità Portuale diventata nel frattempo sistema e in quanto tale non più “repubblica indipendente”, ma in necessaria armonia pianificatoria sia con gli altri porti del territorio, sia con la stessa città di Bari.

Progetti sulla carta di interazione città-porto, a partire dalla valorizzazione del Parco del Castello, sono ormai visibili all’orizzonte, con una più oculata visione degli amministratori della città e del porto, ma resta tutto lo strabismo dell’Autorità di Sistema Portuale e della committenza dell’opera di colmata del Ministero delle Opere Marittime con l’apertura del cantiere un anno fa, sotto gli occhi di Comune, Città Metropolitana e Regione Puglia.

Lo stesso presidente dell’Autorità di sistema portuale esalta la funzione della retro-portualità nella pianificazione del Porto di Brindisi nel recupero degli spazi, e allo stesso tempo procede imperterrito nella realizzazione della colmata di Marisabella pur essendo noto non soltanto allo stesso, ma a tutti gli amministratori della città che le aree retroportuali per i servizi a parcheggio Tir sono urbanisticamente presenti, ma anche qui attribuite agli imprenditori del cemento con le lottizzazioni per civili abitazioni. Ironia della sorte ci troviamo quindi difronte a una doppia cementificazione.

“Il tempo per ravvedersi in queste scelte non è scaduto – si conclude la nota -. Il Comitato Fronte del Porto non tira i remi in barca nella sua battaglia ultra decennale contando oggi su un ragionevole e urgente ripensamento”.

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