Cinquecento pagine di bozza, un decreto rilancio non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficile, cui dovranno seguire i decreti attuativi e un ulteriore decreto per semplificare la burocrazia e le procedure. Il Paese prova a ripartire dopo lo stop per il coronavirus e lo fa con gli strumenti che lo hanno appesantito nel corso dei decenni di una zavorra divenuta intrasportabile.

Abbiamo raccolto il pensiero Antonio Pugliese, giovane consulente del lavoro e fiscalista: Assodato il fatto che nessuno si aspettava una pandemia, è arrivato il momento di andare oltre: “Come categoria – ci ha detto – siamo ormai diventati degli psicologi. Ci troviamo nella situazione di dover far capire ai nostri assistiti, siano aziende o liberi professionisti, che bisogna aspettare per poter godere delle misure finora annunciate”.

Tra affitti, vacanze, tari per il periodo di chisura, finanziamenti e via dicendo, si tratta di 9 bonus: “Per chi ha sede nel territorio di Bari c’è anche così detto alza serranda, 1500 euro a fondo perduto, a cui però potranno avere accesso solo 4mila imprese, tutti gli altri dovranno rimboccarsi le maniche e reinventarsi”.

“Siamo in forte difficoltà, dobbiamo predicare l’attesa dei decreti attuativi, ma soprattutto è ancora più difficile immaginare una strategia imprenditoriale da poter consigliare ai nostri clienti. Non dimentichiamo che in Italia siamo vittime di 169mila norme che regolano la burocrazia, un dato agghiacciante”.

“Quest’anno la Regione Puglia potrebbe eliminare la tassa del bollo auto, favorendo tutte le imprese, gli autotrasportatori, tutti coloro che fanno ricorso al mezzo proprio, privato, per gli spostamenti, che lo usano per produrre reddito. Si potrebbero eliminare alcune accise sulla benzina, o alcuni pedaggi d’accordo con Autostrade per l’Italia. Purtroppo si è incapaci di favorire le imprese con poco”.

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