Una scelta coraggiosa soprattutto in questo momento storico, ma se i coraggiosi sono i genitori che firmano un foglio che autorizza i figli a salire sul treno ed andare in un campo di concentramento, il gesto non può che far riflettere. E così il prossimo 26 gennaio, partirà anche per l’Istituto Comprensivo “Massari Galilei” il “Treno della Memoria” i cui partecipanti sono consapevoli di un cammino che li riporterà a casa cambiati dentro, cresciuti in un’esperienza forte ed importante per la loro vita, un percorso verso una nuova consapevolezza ed una cittadinanza attiva.

L’I.C. “Massari Galilei” è l’unica scuola del primo ciclo, assieme al “Leonardo Da Vinci” di Castromediano e “Ammirato-Falcone” di Lecce, ad avventurarsi in questa inedita esperienza. L’Istituto ha deciso di scommettere sul valore educativo del progetto che permetterà di scoprire il ruolo e la storia di Berlino (dove i partecipanti visiteranno i campi di Sachsenhausen e Ravensbrück), prima di giungere a Cracovia e visitare Auschwitz e Birkenau, nell’intento di educare a una partecipazione ed una riflessione libera, critica e consapevole, proponendo un percorso strutturato in grado di alimentare una relazione continua tra storia, memoria e cittadinanza, vivendo la lunghezza del viaggio, la topografia del terrore, il clima freddo di gennaio.

L’idea è frutto degli stessi ragazzi che un giorno, in occasione della giornata della Shoah quando fu proiettata in classe un’intervista ad Alberto Mieli sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz, dopo pochi minuti di proiezione, in molti avevano le lacrime agli occhi, in un silenzio rispettoso delle parole pronunciate da uno sconosciuto, tanto da non riuscire quasi più a parlare neanche quando è stato proposto il dibattito. Volevano capire di più. Volevano comprendere perché ci fossero ancora nel presente tante forme di discriminazione, ed in particolare ancora contro gli ebrei, contro i sopravvissuti di Aushwitz, come anche Liliana Segre di cui sentivano notizie in tv circa la necessità di scorta per le minacce ricevute.

Quel giorno è scoccata la voglia di aderire al progetto, per fare in modo che sempre più ragazzi possano raccogliere il testimone dei pochi sopravvissuti e non restare indifferenti davanti all’orrore. E come dice Noem Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, “i viaggi della Memoria sono sempre più necessari, vista l’ondata di antisemitismo che attraversa il Paese. Se anche un solo ragazzo, sentendo parlare un sopravvissuto, visitando i campi di sterminio capisce veramente cosa sia realmente accaduto, tutto acquista un senso”.

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