C’è una parte della Calabria in cui il presidente della Croce Rossa, Francesco Rocca, chiude tutti e due gli occhi, lasciando che i più forti e gli amici degli amici facciamo come gli pare. Nessun provvedimento, nessuna sospensione o indagine interna. Mai come in questo caso, la privatizzazione è in realtà una gestione privata e clientelare della cosa pubblica.
La regione è spaccata in due. Da un lato tutti gli uomini del presidente; dall’altro volontari e dipendenti costretti a subire abusi e soprusi, senza potersi ribellare. Tra i più vicini al presidente Rocca c’è la presidente regionale dell’ente, che allontana con metodi da vecchie dittature comuniste i volontati che non condividono il suo operato e quello imposto a livello nazionale. Allontanamenti pretestuosi, ma anche radiazioni, in maniera da fare fuori definitivamente chi prova ad alzare la voce alla “vigilia” della prossima tornata elettorale.
Tutto questo avviene nel silenzio assoluto del presidente Rocca, nonostante proteste scritte e lettere di denuncia alla Procura. In Calabria quattro dei cinque comitati provinciali sono commissariati, con a capo persone fedeli. A capo dell’unico Comitato non commissariato (Catanzaro) c’è Filippo Marino, marito della presidente regionale Helda Pasqualina Negero. A Roma, evidentemente, sembra normale che la moglie, in qualità di presidente regionale, controlli il marito.
Sembra normale che il figlio (Simone Marsico) della presidente del comitato locale di Lamezia Terme, Teresa Ferrise, venga assunto in qualità di operatore all’aeroporto di Lamezia Terme, in appalto proprio alla Croce Rossa. Il presidente Rocca, inoltre, ritiene evidentemente normale che la moglie di Francesco Parisi, il commissario di Crotone (Giuseppina Carné), sia stata assunta dal comitato centrale e, guarda caso, mandata a Crotone, dove lavora alle dipendenze del marito, che le autorizza ferie, straordinari, permessi e tutto il resto. La Carné, come molti colleghi in tutta Italia, ha presentato ricorso chiedendo la stabilizzazione. Gli altri aspettano ancora, lei no. La sua stabilizzazione è stata immediata. Non solo.
Il direttore regionale, Margherita Farina, è stata sospesa dalle sue funzioni per venti giorni solo perché considerata persona non allineata ai dettami della presidente. Sì, perché, per quanto è stato possibile accertare, non risultano ragioni particolarmente gravi, al netto di quelle pretestuosamente scritte sulla carta. Siamo entrati in possesso di un centinaio di documenti dal contenuto inequivocabile, che mettiamo a disposizione di chiunque voglia vederci chiaro.
E poi c’è la storia assurda, oltre ogni logica, dell’ex presidente del Comitato di Crotone, Antonio Greco, prima commissariato – da chi era arrivato secondo alle scorse elezioni dell’ente – e poi addirittura radiato dell’associazione. Durante la sua presidenza, il comitato di Crotone ha subito quattro ispezioni. Siamo certamente davanti a un record nazionale, con un enorme costo per le casse della Croce Rossa. Un modo per cercare cavilli. Greco, lo sanno anche le pietre, non si è mai piegato alle minacce e alle ritorsioni. Dal momento del commissariamento è partita una campagna mediatica per screditare il presidente silurato che, dal canto suo, ha risposto denunciando tutto a tutte le sedi competenti. Sempre in seguito al commissariamento, il patrimonio dei volontari di Crotone è andato disperso. Qualcuno è andato in altre sedi, altri hanno addirittura preferito lasciare la Croce Rossa. Si trattava di uno dei migliori di tutta la regione che, col proprio lavoro – senza alcuna donazione – è riuscito a mettere in piedi una sede del valore di un milione e mezzo di ieri. Il medico volontario Bruno Cortese è stato allontanato. Si era permesso di scrivere una lettera al presidente Rocca, alzando la voce perché si sentiva offeso da alcune dichiarazioni rilasciate da quest’ultimo nel corso di un’assemblea nazionale. Dissipata senza troppi ripensamenti anche la risorsa rappresentata dal numerosissimo gruppo di un centinaio di volontari di Pagliarelle. Ufficialmente una sessantia di volontari sono stati fatti fuori per non aver svolto servizio per due mesi di fila. In realtà sembra proprio non fosse gradita la vicinanza dei volontari a Greco.
Minacce, terrorismo psicologico e ritorsioni hanno finito col penalizzare non solo l’ente stesso, ma anche interi territori, privati di un presidio essenziale. In tema di dispetti, tanto per dirla pane al pane e vino al vino, il presidente regionale pare abbia spostato, anche in questo caso senza una giusta motivazione, i mezzi del comitato locale di Santa Severina, presso la sede regionale, di fatto presso il suo fedelissimo commissario di Crotone, dove sono state assunte intere “famiglie di volontari”, in barba alle più elementari regole del vivere civile. Gli interessi personali sono molti e senza controllo è più facile farli fruttare. In Calabria la Croce Rossa si è trasformata in una vacca da mungere con la complicità di chi dovrebbe intervenire, ma non batte ciglio. Un altro elemento rilevante è il mancato rinnovo delle patenti, mettendo in serie difficoltà tutti i servizi. Sono stai fatti rientrare volontari che non ne avevano titolo, sempre e solo per il loro alto livello di gradimento agli uomini di Rocca. Senza contare che i corsi di formazione hanno subito un brusco rallentamento in quei comitati in cui si ritiene ci siano “avversari”.
Siamo alla frutta. L’unico modo per ristabilire la normalità è quella del commissariamento, in attesa delle prossime elezioni. L’ex commissario, poi presidente, Francesco Rocca, ha avuto le sue chanche e le ha fallite tutte. E siccome siamo acerrimi avversari della tesi del chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, confidiamo in un intervento energico della magistratura, non solo in Calabria.
Il paradosso di questa vicenda sta nelle motivazioni della radiazioni dell’ex presidente del comitato di Crotone, Antonio Greco, volontario dal 1988 e artefice della nasciata della Croce Rossa in un territorio in cui fino a quel momento non esisteva. Il figlio di Greco, tramite agenzia interinale, lavorava con contratti a tempo determinato di uno-due mesi, all’aeroporo di Crotone. Per Rocca si tratta di violazione del codice etico. E tute le altre situazioni denunciate non sono forse una violazione peggiore? Siamo alle solite: due pesi e due misure. Tu chiamala, se vuoi, privatizzazione. Per noi è gestione privata in luogo pubblico.

 

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