A gettare nuove ombre sulla gestione del comitato barese della Croce Rossa è uno dei volontari del campo di accoglienza in via di Maratona. Almeno così si firma l’autore della lettera anonima inviata al presidente del Comitato Regionale pugliese, Giovanni Rocchi. Lettera protocollata il 3 febbraio. A detta del volontario mancherebbero guanti, mascherine, disinfettanti per le mani, sapone e il minimo per l’igiene e la cura della persona.

La cosa più grave, a suo dire, sarebbe il mancato controllo sanitario, che esporrebbe volontari, dipendenti e ospiti ai morsi delle zecche e a un’altissima possibilità di contrarre la tubercolosi. In passato alcuni dipendenti furono costretti a sottoporsi alla profilassi proprio a causa del contagio di scabbia e tubercolosi. Il fatto che non si tratterebbe di un mitomane o di qualcuno che vorrebbe screditare l’attuale gestione del comitato barese sarebbe confermato da un’altra lettera, questa volta autorevolissima, inviata proprio dal direttore regionale Giovanni Rocchi a Roma il 30 dicembre scorso.

Il 23 dicembre Rocchi sarebbe stato al campo in via di Maratona, il giorno in cui dal direttore sanitario dell’ente arrivano alcune importanti disposizioni su come igienizzare e mettere in sicurezza mezzi e luoghi – ci spiega una fonte romana vicina al presidente nazionale Rocca. Il quella circostanza il direttore avrebbe scattato fotografie alle zecche sui materassi.

Il 4 febbraio, poi, il presidente regionale rilancia e raccomanda la massima vigilanza sul campo sotto il profilo della prevenzione, della tutela e della sicurezza dovuta alle persone ospitate, invitando il commissario Ilaria Decimo e il vicecommissario Luca Mannella a produrre report periodici sulla sicurezza e l’idoneità della struttura.

La replica di Mannella, inviata anche a Roma, non si fa attendere. La manda anche a tutti i volontari, spiegando come quella lettera anonima sia offensiva per tutti loro e di quanto tenga ai valori della Croce Rossa. La tirata d’orecchi a Mannella del direttore regionale per l’utilizzo improprio – al limite del peculato – dell’auto dell’ente usata per gli spostamenti quotidiani da Valenzano, dove risiede, alla sede in piazza Mercantile, un po’ lo contraddice e stride con un’altra lamentela dell’anonimo volontario al quale non verrebbero corrisposti neppure i buoni pasto per la copertura dei turni al campo in via di Maratona.

L’autore della lettera, insieme al nostro giornale, viene accusato da Mannella, di voler infangare la sua persona. Il volontario potrà pure essere un mitomane, ma il direttore regionale certamente non lo è. Ci sarebbero persino le fotografie viste anche dal comitato centrale. Perché tutto viene accomodato? Non riusciamo a comprenderlo. Non tutti i panni sporchi possono essere lavati in casa. Restiamo ovviamente a disposizione del presidente nazionale Rocca, dei vertici regionali e provinciali dell’ente e di chiunque altro volesse aiutarci a capire cosa stia succedendo alla Croce Rossa Italiana di Bari, tranquillizzandoli sul fatto che non ci sono burattinai e che, come in tutti i casi, scriviamo dopo aver letto le carte.

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