L’auto aziendale dell’ingegner Luca Montrone, l’editore di Telenorba, è stata rubata. Può succedere a tutti, figuriamoci. L’episodio risale a due domeniche fa, ma abbiamo appreso dell’accaduto solo da poche ore. L’auto? Un’Audi 8. L’autista era appena rientrato dall’aeroporto, dove aveva lasciato il capo. Probabilmente in seguito a un accordo aziendale, il dipendente stava parcheggiando l’auto nel suo garage e non in quello di Telenorba. Alcuni uomini, a volto coperto, hanno aggredito il dipendente, costringendolo a consegnare la vettura. All’interno c’erano un tablet, chiavi dell’azienda e personali dell’ingegnere, un portafogli con un migliaio di euro e altri oggetti.  Fin qui la notizia di cronaca.

La rapina, però, ha provocato diverse reazioni. Telenorba è un’azienda privata, lo sappiamo, così come sappiamo che può fare come gli pare. Ciò che spesso sfugge è la quantità impressionante di soldi pubblici che è riuscita e ancora riesce a rastrellare, nonostante le battaglie per sottolineare quanto non siano mai abbastanza. Battaglie sbandierate anche sotto gli occhi di chi chiude perché un contributo pubblico non lo ha mai avuto. Soldi di tutti, per quel principio che senza informazione plurale il mondo è meno giusto. È più ingiusto, però, se a pochi viene dato tanto e ad altri niente.  Ci sono, poi, i denari – sempre di tutti – presi per campagne pubblicitarie varie da Ministeri, dalla Regione Puglia e altri enti pubblici. E allora molti dipendenti – non solo quelli in cassa integrazione – qualche domanda se la sono fatta.

È giusto che con le auto aziendali, non solo quella dell’ingegner Montrone, si facciano cose che con le dinamiche lavorative hanno poco a che fare? Sì, perché le auto blu del Gruppo Norba sono utilizzate anche per gli spostamenti personali. Perché padre e figlio, gli autisti di Luca e Marco Montrone – assunti come un qualsiasi altro dipendente – non devono patire le pene della cassa integrazione come tutti gli altri? A Telenorba si lavora meno, lavorano meno tutti – o quasi – tranne gli autisti e alcuni garantiti, quelli sfuggiti ai carichi familiari e alla dichiarazione dei redditi. Mentre gli autisti sono sempre indaffarati a trasportare i padroni in lungo e in largo, gli altri – pur non avendolo mai fatto – sostituiscono i cassintegrati.

Intanto, dopo 35 anni, si registra un fatto clamoroso: niente panettone e spumante ai dipendenti. Come sempre, però, il discorso non vale per tutti. Ai lavoratori della Fono Vi.pi, l’azienda che per il Gruppo Norba raccoglie la pubblicità, gli auguri non sono mancati. Il Buon Natale è stato servito attorno a un tavolo di un ristorante. E la benzina? Quella, invece, continua a scorrere a fiumi. Le stesse auto impiegate per recarsi agli incontri di lavoro, per andare a chiudere contratti o fare riparazioni, vengono utilizzate per andare in vacanza. Anche ora. La crisi, direte voi. Ma al almeno un bigliettino per spiegare le ragioni di certe scelte, quanto volete che costi?

La notizia del mancato panettone assume connotati interessanti poiché Telenorba ha fatto da sempre dell’apparenza il suo punto di forza, riuscendo in molti casi a nascondere la sostanza, proprio con panettoni e spumanti. Chissà, l’economia nel settore “varie ed eventuali” servirà per l’acquisto di un’altra auto blu, mentre i dipendenti in cassa integrazione passeranno molto probabilmente un altro Natale senza un euro in tasca. Lo dice ufficialmente l’accordo sindacale, in cui è scritto che la mensilità di aprile (il cui pagamento spetta a Telenorba e non rientra negli ammortizzatori sociali, e quindi anche in questo caso soldi pubblici) sarà bonificata entro il 30 dicembre.

 

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