Che tutto il mondo è paese lo avevamo sentito dire, ma che addirittura in Croce Rossa Italiana esistesse un format, probabilmente brevettato, che consente a chiunque, purché sia titolare di una qualsiasi carta intestata di fare il bello ed il cattivo tempo non lo immaginavamo proprio. Questo, oltre che nel Lazio, capita anche in Calabria.

Due gli esempi illuminanti e tutti e due portano la firma del presidente regionale Helda Maria Pasqualina Nagero. Il primo esempio è in tema di attività di emergenza, dove la Nagero ha individuato nel volontario Gregorio Cosentino la persona indicata a fungerle da delegato regionale. Esiste una legge interna alla Cri, l’ordinanza presidenziale 135, che prescrive ai soggetti delegati alle attività d’emergenza dal presidente nazionale, da quelli regionali, provinciali e locali, di avere una formazione specifica.

Nelle premesse dell’atto di nomina del volontario Cosentino della formazione specifica non c’è traccia, peraltro se andassimo a cercare il pelo nell’uovo nemmeno nell’atto del volontario Bravi, nuovo delegato regionale del Lazio c’è nulla. Ma si sa, il Lazio è un altro mondo. La cosa che ci pare incredibile, però, è il procedimento barocco con il quale il consiglio direttivo regionale della Calabria avoca a se le prerogative del neo nominato delegato alle emergenze calabrese, che tra le altre cose può nominare referenti a suo giudizio esperti per le attività da lui dipendenti (art. 3 co. 9 OP 135), e nomina, sostituendosi al delegato, proprio il delegato stesso, Gregorio Cosentino, a sovrintendere un’attività, quella degli Ospa, degli Smts e delle unità cinofile, che erano già nelle prerogative del delegato medesimo, e lo fa in carenza di potere in quanto tale nomina, fatta ripetiamo sulla medesima persona, è atto proprio del delegato all’emergenza che non avrebbe nemmeno la qualifica di Operatore polivalente per il soccorso in acqua.

Un paradosso che ai soci calabresi dell’associazione di volontariato più grande del mondo deve piacere particolarmente. Infatti, ed è il secondo caso che vi sottoponiamo, sempre nella meravigliosa terra di Calabria, un altro volontario ha denunciato per omissione di atti di ufficio la stessa presidente regionale in quanto non gli avrebbe consentito, omettendo di rispondere ad una precisa intimazione, l’esercizio dei diritti sociali. La vicenda si sta rimpallando tra l’ufficio del Pubblico Ministero, che chiede l’archiviazione della posizione della Nagero, e quello del GIP, che sentirà invece un teste per approfondire ed eventualmente decidere se la cosa merita l’attenzione di un giudice penale o meno.

Nel frattempo la vicenda sta facendo scalpore, tanto da finire sulle prime pagine dei giornali locali, indice di una Croce Rossa calabrese i cui vertici non leggerebbero a sufficienza le norme interne che loro stessi si sono dati, ma che ama essere letta sulle pagine dei giornali. Sono tanti, e ogni giorno diventano sempre di più, i volontari che in questo finto rinnovamento non si riconoscono più. Se a voi piace, ci mancherebbe, continuate pure a chiamarla privatizzazione.

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