“L’Amtab siamo noi”. Il grido di dolore e di protesta dei lavoratori della municipalizzata barese si fa sentire, forte e chiaro, nel giorno dello sciopero proclamato da Cisas e Confail. In centinaia si sono ritrovati sotto la sede del Comune.

Mezzi che cadono a pezzi, l’uso dei buoni pasto, un testo unico per molti peggiorativo, promozioni (tante) definite senza senso. Sono tanti i motivi che stanno spingendo all’esasperazione i lavoratori che però non si arrendono: “Devono fare sempre i conti con noi, ma con la nostra calcolatrice, non con la loro”.

Uno degli argomenti più sensibili della protesta è la condizione dei mezzi e quindi la sicurezza sul lavoro: “L’80% dei pullman che abbiamo sono più che datati. Lavorare per 7 ore in queste condizioni diventa stressante”. E anche l’annuncio dell’arrivo di nuovi mezzi pare non accontentare nessuno: “Con 54 nuovi autobus cambia poco, non bastano, sono insufficienti”.

L’obiettivo numero uno della protesta è ovviamente lui, il direttore Generale Lucibello: “Il referendum insieme a questo sciopero indicano un’unica viam quella verso la Calabria – attacca Pompeo Fino, segretario di Confail – È la via che deve prendere Lucibello che deve tornare nel suo paesello della calabria e lasciare la nostra bella Bari”.

In piazza anche diversi rappresentanti politici. “Strano che non ci sia nessuno della maggioranza a solidarizzare con i lavoratori – fa notare Filippo Melchiorre di Fratelli d’Italia – Durante i momenti elettorali, invece, sono molto vicini”. “Lucibello è il killer, ma Decaro è il mandante – tuona Giacomo Olivieri di Realtà Italia – Stanno ammazzando l’azienda e soprattutto stanno ammazzando i lavoratori”. “Qui per dimostrare la nostra vicinanza ai lavoratori ma anche con spirito costruttivo – spiega l’onorevole Antonio Distato di Direzione Italia: – Vogliamo dare un contributo per risolvere situazione”.

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