Proprio dove la dea Minerva si staglia sugli studenti, basta fare una decina di metri per assistere allo scempio:  manifesti strappati e altri sani che si addossano l’uno sull’altro. Associazioni studentesche, spettacoli, incontri culturali e persino annunci commerciali. Tutto è là, ben affisso sui lastroni di granito.

L’articolo 663 del codice penale stabilisce che l’ “affissione abusiva di scritti o disegni” è vietata e che “è punito con l’arresto fino a un mese e con l’ammenda fino a lire cinquantamila” chiunque  “senza licenza dell’Autorità e senza osservarne le prescrizioni, in luogo pubblico aperto o esposto al pubblico, affigge scritti o disegni, o fa uso di mezzi luminosi o acustici per comunicazioni al pubblico, o comunque colloca iscrizioni o disegni”.

Insomma, prima di guardare ai politici e alle loro gesta, bisognerebbe guardare la propria trave nell’occhio. Non ci lamentiamo, dunque, delle facce che vediamo affisse in giro per la città se poi per pubblicizzare quel convegno sulla demokrazia o quella kermesse sul cinema impegnato affiggiamo manifesti anche lì dove sarebbe vietato, perché in fondo i politici siamo noi.

Angelo Fischetti

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