La politica è tutto e il contrario di tutto, così anche Irma Melini può passare con Antonio Decaro, dopo averlo “massacrato” per cinque anni fuori e dentro l’Aula Dalfino. Nessuno si strappa le vesti, anzi, abbiamo letto tanti parlare di coerenza. Sì, quella dello sbarramento al 3 per cento, che potrebbe cancellare il posto in Consiglio. Unico motivo di sopravvivenza per molti missionari e orsoline sulla carta.

In queste settimane sono arrivate pesanti critiche per aver pubblicato pezzi apertamente a sostegno di Pasquale Di Rella. Non votiamo a Bari e finora non abbiamo mai votato centrodestra, ma non abbiamo cambiato idea. Ci siamo limitato a valutate l’operato, i ripensamenti e la coerenza nei confronti di se stessi e degli elettori, seppure quelli baresi non ricordano nemmeno cosa hanno mangiato a pranzo.

Per un ex presidente del Consiglio comunale che dal PD passa a capo di una coalizione di centrodestra, tanti altri si buttano tra le braccia di Emiliano in vista del 2020, prima ancora che tra quelle fragili di Antonio Decaro. L’uomo che non avrebbe imbarcato certi personaggi e invece adesso con loro stringe intese nel nome della poltrona per due, tre, quattro, forse più.

Melini ammette il confronto con Idea Democratica di Pisicchio, la forza politica che più di tutte ha tenuto per le palle il primo cittadino in questa legislatura. E lo faceva proprio mentre la Melini batteva i pugni sul banco, faceva dirette facebook e lanciava anatemi. Si può cambiare idea, certo che lo si può fare, ma c’è modo e modo per farlo, preservando anche brandelli credibili della propria immagine. Lo sa bene chi, nei vari quartieri, ha vestito la giacchetta di Decaro dopo averla “bruciata”, anche chiamando noi a testimoniare l’avversità verso quel modo di amministrare lontano dalle periferie, mai fedele alle promesse prese.

Siamo un popolo di pecoroni, incapaci di creare quell’altrernativa democratica indispensabile ad alimentare la vitalità stessa di Bari e della sua Area Metropolitana. Conservare ciò che non va è più comodo rispetto a ricominciare con un’altra visione. Poltrone e prebende, utilità e conservazione, si stanno insinuando pericolosamente. Non siamo alla vecchia politica, ma alla preistoria del partito comune, quello in cui si è autorizzati a dimenticare ciò che si è stati.

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