L’emergenza del coronavirus non è ancora finita e già tornano ad affiorare i soliti problemi di gestione dei pazienti tra 118 e personale degli ospedali. Mattinata movimentata qualche giorno fa a Bari. Un equipaggio del servizio di emergenza-urgenza è intervenuto per una chiamata a due passi dal Policlinico, a richiedere aiuto un paziente monorene con addome globoso, sospetta occlusione intestinale, pressione minima 60. L’uomo è stato cateterizzato, dato che non urinava, ed è stato trasportato al vicino ospedale per essere sottoposto agli accertamenti necessari; giunti al Pronto Soccorso, nell’area gialla, c’è stato un acceso diverbio con uno dei medici in servizio.

Secondo quanto siamo riusciti ad apprendere, all’indirizzo dell’equipaggio sarebbero state rivolte parole piuttosto sgradevoli, dai toni e modi perentori, compresa l’intimazione ad andare in un altro nosocomio. La cosa non è certo stata presa di buon grado. Chiamata la centrale operativa, dopo un colloquio telefonico, ambulanza e paziente sarebbero stati dislocati nella camera calda, praticamente davanti all’ingresso del Pronto Soccorso, in attesa.

Sarebbe seguito un tira e molla durato una mezzoretta, con la vigilanza inferocita perché in quell’area non devono sostare le ambulanze, il paziente in attesa sulla barella, l’equipaggio preoccupato per l’assistito e in attesa di capire cosa fare, la centrale operativa impegnata a cercare di sbloccare la situazione, fino a quando, complice un sospetto caso covid, l’equipaggio è stato mandato al Di Venere perché il pronto soccorso del Policlinico doveva essere sanificato. Arrivato a Carbonara, il paziente è stato visitato appena possibile e subito mandato in chirurgia per accertamenti approfonditi.

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