I lavori per il nuovo water front a San Girolamo sono finiti più volte al centro delle polemiche: cantiere infinito, avanzamento a rilento, rifiuti in zone che avrebbero dovuto essere inaccessibili e via dicendo. Storia, diciamo. In un modo o nell’altro, la realizzazione dell’opera procede.

Ma in che modo? E soprattutto, che materiali si stanno usando? Emblematica la foto che sta circolando da un paio di giorni su facebook. Uno dei muretti che costeggia una rampa di discesa in spiaggia per disabili è vistosamente spaccato in corrispondenza dello spigolo, a terra si vede il tappo di una bottiglia di birra. L’ipotesi è che qualcuno abbia tentato di aprirla, col risultato che si può ben vedere.

Il piacere di una bionda gelata in riva al mare d’estate non si nega a nessuno, sopratutto se non nuoce a cose o persone, ma se è vero che la costruzione non nasce per quello scopo, viene da chiedersi come si sia potuta ridurre in quel modo quando per la stessa operazione basta un semplice accendino in plastica, che non si rompe.

Secondo qualcuno, l’altra ipotesi, forse persino peggiore, è che la lastra montata fosse già spaccata al momento dell’istallazione, in questo caso si aprirebbe tutto un altro scenario di responsabilità, danni da valutare, risarcire e via dicendo.

Dopo la pubblicazione del nostro articolo sono fioccati commenti di natura completamente diversa. Al di là delle offese arrivate dai soliti leoni da tastiera, che nulla hanno a che fare con i contenuti del pezzo, è stata avanzata l’ipotesi che il muretto sia rotto già da tempo e che il danno sia stato causato dai macchinari del cantiere o da qualcuno in sella a motociclette e scooter. In ogni caso, un’opera non ancora finita, così va bene.

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