Gli occhi di tutti sono puntanti sulla variante inglese; mentre procede la campagna vaccinale contro il coronavirus, e tiene banco la polemica che da settimane ha investito AstraZeneca, le preoccupazioni della comunità scientifica sono tutte rivolte alla mutazione del covid che arriva dall’Inghilterra.

A lanciare l’allarme dalle colonne del Messaggero è l’infettivologo Massimo Andreoni, direttore scientifico di Società italiana di Malattie infettive e primario di Malattie Infettive al Policlinico Tor Vergata di Roma: “Appare plausibile che la variante inglese diventi dominante entro 3-4 settimane. E questo fa ritenere che raggiungeremo un nuovo picco di casi a metà marzo. Inoltre, visto che contagia molto di più i minori, bisogna prendere in considerazione l’ipotesi di tornare alla didattica a distanza in tutte le scuole”.

L’aumento dei casi di variante inglese è per Andreoni cosa ormai assodata, tanto che il professore invoca esplicitamente l’inasprimento delle misure restrittive per frenare la diffusione del contagi, puntando nel contempo a vaccinare quante più persone possibile. Il timore è che le varianti possano diventare presto dominanti aggirando la protezione dei vaccini.

“La scuola – ha sottolineato Andreoli riferendosi anche alle ripercussioni sui trasporti – rappresenta un elemento di diffusione del virus indubitabile. In un momento in cui circola un virus ad alta trasmissibiltà anche tra i minori, come succede con la variante inglese, il rischio di diffusione del coronavirus è ancora più elevato. I minori diventano, inconsapevolmente, dei super diffusori. Alla luce di tutto questo, sembra inevitabile trarre una conclusione: è necessario prendere in considerazione la chiusura delle scuole”.

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